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Ruggieri ed il calcio che non c’è ( seconda edizione)

Possibile tollerare due critiche costruttive?

Ruggieri ed il calcio che non c’è ( seconda edizione)

- semplicemente: una squadra scarsa ed un presidente troppo buono
Spesso tutti noi rincorriamo qualcosa che nella vita non c’è: una splendida avventura, una vincita milionaria, una vacanza da sogno, niente lavoro e solo gioco. In pochi conoscono la forza dei sogni, il loro farsi realtà ed il divenire ricordi. Nel caso di Giuseppe Ruggieri, si tratta di calcio, è poco altro. Il ritratto di un calcio che non c’è più da anni ed in cui noi continuiamo a sperare, quel gioco fatto di bellezza, aggressività, generosità, sentimento, musica, che ha la forza di un antidoto alla vita di tutti i giorni. Qualcosa di geneticamente modificato che a certi livelli ha bisogno di altro che di una nuvoletta. Sperare che oggi un giocatore si massacri per la maglia quando prende al netto 250 mila euro è oggettivamente da sognatori, a meno che non abbia platee degne ed un obiettivo mediatico fortissimo davanti alla faccia. E motivazioni. Ma non è questo il punto e neanche questo il caso. Il sogno di una Futbolandia che Ruggieri ammira non c’è da nessuna parte, perché il calcio è fatto da regole, anche non scritte. E le parole diventano ali, senza avere la capacità di fare cross. “Io non rimarrò nel calcio a lungo, proprio per questo”, ci racconta dopo aver letto la prima edizione di questo editoriale, che non gli è piaciuto. Soda: tra i meno colpevoli, al centro di eventi. Ma…. ma l’effetto? L’ultima volta che Soda sembra abbia dato disponibilità di rimettere il mandato nella mani del presidente è stato la settimana scorsa. La scelta è stata invece il premio partita. L’ultimo parafulmine che cadeva. Se non giocano neanche per i soldi? Fatto, qualcosa vorrà dire. Alcuni mesi fa, dopo la gara di Modena, il presidente andò giù duro; noi scrivemmo testuale che “non si poteva esimere dalle colpe Francesco Ceravolo”. Puntuale, arrivò la telefonata dell’interessato, che chiese spiegazioni. Chiaramente imbeccato dal collega (mio) che voleva far notare la cosa. Spiegai a Ceravolo: che ci conoscevamo da più tempo degli altri e che nessuno metteva in dubbio la sua forza nello scoprire talenti; poi che comunque, in quel ruolo, cioè di diesse, lui non aveva esperienza. Concordammo una cena, dovuta per l’arrivo di Guzman e scommessa. Non siamo riusciti ad onorarla. Lo farà volentieri, è persona di calcio. Ritenni oggi come allora che le colpe erano divisibili, e non esterne. Tre mesi dopo, Ruggieri, a conti fatti, scopre che l’arrivo di Ceravolo è stato foriero, testuale, “Sono arrivati giocatori forti ma non adatti alla nostra piazza calcistica”. Ma il problema non è neanche questo o sentire dire per mesi che si è fatto mercato a gennaio senza spendere un euro. Non è vero: i cinque giocatori arrivati (escluso Mondini che prende quanto Rotoli) hanno caricato le casse sociali di 500 (Ruggieri dice 350) circa in più. E con contratti (Pecorari) poliennali e pesanti. Altro argomento trattato da Ruggieri: il nerbo della squadra. Ora, con tutta l’oggettività del mondo, proprio perchè molti giocatori possono tenere al vil denaro (e non sarebbero i soli, ne conosco anche che fanno i carpentieri, con lo stesso difetto), non vedo perché una squadra dovrebbe gettare alle ortiche un premio di 500 mila euro per giocare contro l’allenatore. Può, invece, essere molto più facilmente che la squadra non ne abbia più? Che molti di questi giocatori siano oltre il target annuo? Che c’è gente che ogni anno non va oltre le 20-25 presenze ed ora si ritrova dopo 35-40 a tirare la carretta? Non è semplicemente possibile che non ci siano più gambe? Che manchi la lucidità? Altro punto: Internazionale. Oggi è al 20 per cento, a giugno vuole uscire di scena. Ultimo punto, non rischiamo di tediare. Dopo Vicenza-Spezia, Ruggieri ha un alterco con un arbitro, ma nulla viene segnalato. Dopo Spezia-Triestina succede il peggio; nel tunnel un guardialinee , investito di sputi per tutta la gara, e durante una discussione con calciatori, dichiara “Dovreste fare la fine del Catania”. Viene chiesto l’intervento dell’Ufficio indagini, ci sono fior di testimoni. L’ispettore trascrive, ma nulla succede. Nulla? beh, qualche direzione di gara opinabile, Gervasoni, i dubbi di Spezia-Rimini, le espulsioni di Piacenza, almeno quella di Gorzegno smentita seccamente dalle immagini, fino a Saccani. Che annulla la rete di Guigou e viene redarguito da Nicchi, l’osservatore. Per il quale era gol e basta. Ci fermiamo. Non saremo tra quelli che inizieranno i processi ne su queste pagine ne su quelle della carta stampata. Nessun presidente è così pazzo da perdere 6 milioni di euro e rischiare il tracollo personale così, per gioco e per retrocedere. Può semplicemente sbagliare, e qui ha giocato un ruolo importante l’esperienza e la fiducia concessa. Circolano voci di abbandoni: diremo no assoluto a quello di Rocco Russo, come riteniamo che debba avere un ruolo primario ed importante anche Milo Campagni. Facce pulite, magari caratteri diversi. Ma devono tenere duro. Marco Corini con loro. Il resto è inventabile, ma meglio un diesse giovane che un Ceravolo di grande spessore ed esperienza ma inadatto alla piazza. Meglio ripartire con calma. Perché, e l’Avellino mezzo fallito a giugno scorso ed ora in finale play off, insegna, si può risalire in fretta ed il germoglio c’è. Resta qualche possibilità salvezza, perché no, e perché non crederci. Meglio se mi ci fanno credere, perché così su due piedi perdo un po’ di fantasia. A Torino più che una speranza è una chimera; una squadra posta davanti ad un cancello a prendere insulti, distrutta dentro, umiliata in una maniera che non possiamo condividere, dovrebbe giocare oltre ciò che realmente può dare. Ma anche Jorge Valdano nella sua Futbolandia poneva il limite del possibile e dell’immaginario. Diciamo che qui siamo nel poco provabile. Rogvi Jacobsen, carpentiere delle Far Oer, un gol a Buffon lo ha fatto. Ed ancora non ci crede. Comunque vada però sarà un successo. La città avrà accettato la sconfitta uscendo a testa alta. Quando il calcio insegna.
04/06/2007 09.42.54
Armando Napo

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