Genova 24 La Voce del Tigullio Città della Spezia La Voce Apuana
LA REDAZIONE
Telefono redazione La Spezia 0187 1852605
Fax redazione La Spezia 0187 1852515
PUBBLICITA'
Telefono pubblicita La Spezia 0187 1952682

Ultimo aggiornamento: Venerdì 27 Novembre - ore 21.40

previsioni meteo la spezia
Facebook Città della Spezia Twitter Città della Spezia Instagram Città della Spezia

Samba e milupa

Brasilian football

Samba e milupa

- Il giorno che terminarono il Maracanà, in tutta Rio si ballava, ma per davvero, come fosse il Carnevale. Anni dopo chiesero ad uno dei costruttori perché un’opera così imponente, così maestosa. E Lui rispose secco:”Perché serviva qualcosa che avvicinasse il calcio il più possibile all’alto, a Dio”. I brasiliani sono così, hanno una loro religione calcistica. E sono un po’ strani. Dicono che tutto si spiega con la storia del derby tra Flamenco e Fluminense, nato da una costola dei primi, un po’ come Milan ed Internazionale.”Ma ben presto il papà si pentì di non avere strangolato nella culla il figlio degenere”, scrisse Galeano, e l’inimicizia resta, anche sulle spiagge. Tutti i brasiliani nascono così: con un Dio loro, un Dio del calcio ed un odio. L’amore è per le loro donne e per il pallone. Do Prado è nato lì. Poteva essere diverso? Solo che lui il suo odio lo aveva sviscerato in maniera strana: non voleva giocare al calcio vero, ma quello per divertirsi, bailado, senza stress.
Si, pensate che lui neanche voleva giocarci al calcio. E vederlo oggi, com’è tornato a rincorrere un pallone dopo un gravissimo infortunio, fa perfino tenerezza. La stessa che Raymundo Gulherme Do Prado trasmette con la piccola Alyssa, 4 mesi, tra le braccia. Una bambina stupenda, mulatta, vivacissima. Prima i calci di Capelli e le rincorse sulla fascia, poi Milupa, la zappetta per la piccolina che lui stesso prepara con cura nell’area Hospitality. Anche questo è football. Quella con l’Arezzo è forse una delle più brevi gare che Do Prado abbia giocato ma una delle più intense. Mai, nella storia del Picco, si era visto tanto danzare con la palla al piede.
Eppure su quel terreno, aveva giocato perfino Garrincha, 8 settembre 1971. Oramai sulla via del tramonto, in una partita tra vecchie glorie e storie che non c’erano più. Do Prado, quando si racconta parte da lontano:”Io al calcio non volevo giocare, veniva da Campinas, il paese dove vive ora Careca. Mi cercavano squadre importanti da ragazzino ma io volevo giocare con papà, in un gruppo amatoriale che si divertiva e basta. Mi portarono al Taradè, in serie B, poi al Ponte Petra, infine al Corinthias. 3 mesi ed a casa. Saudade? Si, di quella forte”. Finchè papà Do Prado spiega al ragazzo che è difficile tirare avanti, con 5 in famiglia ( lui ha due sorelle):”Finii al Portoguesa, e con questo inizio a fare il calciatore vero. Poi venimmo in Italia, e Riccardo Gaucci mi notò. Mi fecero firmare per il Catania, ed infine andai al Perugia”. Nello spareggio per la salvezza, segnò una rete stupenda al Franchi che nulla valse, ma in un Genoa--Perugia, pochi mesi dopo ci lasciò un ginocchio:”Un brutto infortunio, una ricaduta, la saudade, la tristezza e la nostalgia che crescevano. La Fiorentina mi ha trattato benissimo, Prandelli ha detto parole importanti per me. So che Corvino mi ha prestato secco (testuale:ndr) allo Spezia. Mi vogliono riportare a casa una volta che sarò del tutto a posto. Ma a questo Spezia per ora devo moltissimo, mi stanno dando opportunità grandi e sto ritrovando la voglia”. Lesione al legamento crociato anteriore del ginocchio destro, operato due giorni dopo. Si temava un lungo stop, così fu. Geniale ma discontinuo, dicevano di lui nei tempi di Perugia i tecnici. In certi punti, palla al piede, riesce ancora oggi a tramutare in aperture assolutamente eccezionali giocate che sembrano banali. Come il cross contro la Juventus per Confalone, come un paio di punizioni contro l’Arezzo, praticamente da fermo, una delle quali ha dato la sensazione del gol:”Trovare fiducia, è questa la molla, il resto viene da se”. A Campinas, uno dei più popolosi centri del Brasile, una cosa in comune con la nostra città c’è: sulle targhe, a volte, i cittadini mettono accanto a numero e simbolo un SP che sta appunto per Stato San Paolo. Lui forse un giorno tornerà lì’:”Vediamo, oggi ho una moglie italiana ( Manuela), una bambina che cresce, tanti anni di calcio davanti. Vediamo”. Certo che passare dal parco di Taquaral, dove i ragazzini brasiliani giocano a Campinas, alle maglie di Corinthias e Spezia è perfino strano.”No, il calcio è quasi uguale ovunque”. Corvino, diesse della Fiorentioma, anche sabato ha mandato un occhio indiscreto; Francesco Ceravolo che è una sorta di mago del mercato, da lui non ha ricavato nulla e nulla, ricaverà per il brasiliano:”Corvino è buono ed un amico di vecchia data- ci raccontava l’uomo mercato di Ruggieri tempo fa- ma non fesso”.

© RIPRODUZIONE RISERVATA


Notizie La Spezia

























Testata giornalistica iscritta al Registro Stampe del Tribunale della Spezia. RAA 59/04, Conc 5376, Reg. Sp 8/04.
Direttore responsabile: Fabio Lugarini.
Contatta la redazione

Privacy e Cookie Policy
Impostazioni Cookie

Per la tua pubblicità su Cittadellaspezia sfoglia la brochure

Liguria News