Genova 24 La Voce del Tigullio Città della Spezia La Voce Apuana
LA REDAZIONE
Telefono redazione La Spezia 0187 1852605
Fax redazione La Spezia 0187 1852515
PUBBLICITA'
Telefono pubblicita La Spezia 0187 1952682

Ultimo aggiornamento: Venerdì 04 Dicembre - ore 22.23

previsioni meteo la spezia
Facebook Città della Spezia Twitter Città della Spezia Instagram Città della Spezia

Santa Domenica è vivo (e tenetevi il premio)

esce il libro delle edizioni 5 terre

Santa Domenica è vivo (e tenetevi il premio)

- Nonostante tutti, esce Santa Domenica, un testo che non vincerà mai un premio letterario, rimarrà sempre in stretti confini, ma che nasce dalla passione di chi lo ha scritto. E credo di averne maturata tanta negli anni, che non vuol dire capirci ed essere intenditori. Questo lo lasciamo a quelli che urlano, lividi paonazzi. Fosse mai. Non è un vero e proprio libro, ma soprattutto un luogo dove le parole hanno deciso di incontrare il pallone. Doveva avere la prefazione di Marco Materazzi che l'ha ritirata (motivi suoi ed interessi editoriali), e invece l'ha fatta di cuore Javier Zanetti, Saverio, per dirla come lo chiamano i suoi compagni. Una persona splendida, ve lo posso garantire per averne avuto un contatto diretto. Doveva avere 7 pagine di alcuni post (4, non 400) di tifosi che l'hanno ritirati. Il fatto che fosse per beneficenza ? poco interessa in fondo a nessuno, ma la città è questa, non ti devi aspettare niente, se fai le cose falle perchè le vuoi fare, altrimenti se ci pensi è la fine. C'è chi ha detto che piuttosto che scrivere su un libro così, farà un vaglia ai bambini di Padre Dionisio, e Dio solo sa quanto questi ne hanno realmente bisogno. Ci accontentiamo anche di questa, basta che sia. Ma, nonostante tutto, questo libro esce e vive e si farà leggere. Vi proponiamo in anteprima una della parti centrali, IL CALCIO è DELLA GENTE; uno spaccato che vuole solo fare capire l'essenza. Come ho detto, l'operetta non è destinata a vincere un bel nulla, la speranza è che raccolga qualche fondo e che soprattutto fra 100 anni, se qualcuno lo troverà nella biblioteca civica ingialliito, si ricordi di cosa avvenne in questa città nel 2006, anno indimenticabile.
IL CALCIO è DELLA GENTE
E’ l’unico linguaggio universale del mondo, capace di mettere in contatto paesi e genti di diversa specie, etnia, religione, colore della pelle. E’ la domenica di molte persone al mondo, e dove non è domenica è sabato. E’ il mercoledì di coppe, è la moglie che si arrabbia perché non la porti fuori a cena, incollato come sei all’anticipo del sabato sul satellite. E’ ogni giorno della nostra vita; è la passione, il colore, gli eroi picareschi e quelli veri. E’ l’incanto dell’arte di saper colpire un pallone, dove l’artista calciatore riesce a fare quello che fa l’artista pittore con le mani. E’ il posto dove più comunemente il pallone incontra le parole. E’ il piccolo mondo di ognuno di noi, è qualcosa di perfetto, perché la palla è perfettamente rotonda.
Impariamo prima a calciare che a scrivere, ed ognuno di noi, da bambino ha visto prima un pallone poi un libro di scuola. Prima un coro da stadio che Napoleone e Giulio Cesare, e senza Grosso e Del Piero chissà quanti bambini non saprebbero oggi l’inno di Mameli cantato invece come una canzonetta di Povia. Sappiamo prima il colore delle maglie dei club più blasonati che la storia di gente che l’ha fatta davvero.”A dispetto delle cose ripetute, che come la guerra portano come minimo il danno della monotonia, il calcio ufficialmente ha mantenuto i suoi connotati in fondo nei secoli -scrisse Angelo Rovelli- E’ lo sport più conservatore che esista per le sue regole, ma anche il più divulgato, il più popolare, il più passionale che ci sia. Ne ha viste di cose, sentite di persone, viste di diatribe”.
Il calcio è un fatto nazionale che serve per affermare una scuola, o anche soltanto l’orgoglio di un paese o di una città, o, aggiungeva Rovelli “più semplicemente per illudersi di cancellare antiche magagne nazionali”.
Il calcio è la festa, l’orrore di una tragedia come l’Heysel, è soffrire o gioire in uno stadio, è morire in un stadio ad 8 anni com’è successo a Belem in Brasile ad un piccolo tifoso, schiacciato nella ressa di gente che voleva solo vedere un allenamento dei verde oro. E’ il cardinale Tettamanzi, arcivescovo di Milano, che ha la sua religione, il suo Dio, la sua preghiera ma che racconta di quando in seminario giocava in porta e se si prendeva gol c’era la possibilità di dare la colpa ai difensori. Un libro come Splendori e miserie del gioco del calcio, dovrebbe essere obbligatorio a scuola, altro che storia manovrata dalla politica e dai vincitori. La cultura del calcio dovrebbe partire dai più piccoli. Il sole e l’ombra del calcio sono la vera nemesi; perchè tutti da bambini abbiamo sognato anche per un solo attimo di diventare grandi calciatori, mai grandi medici o architetti o finanzieri. Calciatori. ”Il calcio ha la capacità di soffocare la ragione -racconta Galeano- di avvicinare le sensibilità più diverse, di riunire sotto la stessa bandiera uomini in lotta tra loro, come quando gioca la nazionale ed allora si ferma il respiro del paese, tacciono i politici, i cantori ed i ciarlatani da fiera, gli amanti frenano i loro amori e le mosche interrompono il volo”. Nello stesso libro Galeano racconta di quando una giornalista chiese alla teologa Dorothee Solle di dire e spiegare ad un bambino cos’è la felicità:”Non glielo spiegherei -rispose lei- gli dare un pallone per farlo giocare”. Il calcio è da sempre proprio questa energia, enorme, di felicità che forse la maggior parte di noi neppure sa di avere. Ma avete mai visto i bambini andare oggi a scuola con indosso la maglia di una squadra di calcio, con quale passione la portano e con quale orgoglio? Cosa c’è di meglio di questo per sostituire l’accademismo di una muta che andava tanto quando noi eravamo bambini, quei coletti rigidi plastificati e quel grembiule nero con fiocco rigidamente azzurro che trasformavano tutti in tanti piccoli interisti senza che nessun lo sapesse e forse lo volesse neppure?. E le ragazze in bianco con fiocco rosa ed oggi anche loro con maglie di Zidane, Buffon e Guidetti addosso?
Il calcio è il pensiero sovrano di ognuno di noi, che un gol una partita, l’abbiamo sempre da raccontare. E’ il gioco più amato in assoluto, è assoluto anche nelle distanze. E’ la lite tra due tifose di Totti che nella regione meridionale di Nakohn si accoltellano tra loro per un giocatore che vedono solo in televisione. E’ la Somalia che arresta 100 persone che sono davanti alla tivvù e che manda i miliziani a prenderle come clandestini, perché il calcio “è lo sport degli infedeli”.
E’ l’Italia che si ferma per il tifo di una partita dei campionanti del mondo, niente esami nelle università, niente visite negli ospedali. 23 milioni di italiani se ne vanno davanti ad uno schermo catodico. E c’è chi malgrado un incidente d’auto lo avesse costretto alla paralisi, consentendogli di muover soltanto il collo ed a respirare con un ventilatore elettrico, si aggrappa alla vita ed al calcio tifando Spezia, una squadra di piccoli eroi. Daniele Storti aveva 25 anni, anche questo è il calcio. Che è qualcosa che divide perfino l’Islam tra sunniti e sciiti. Un pallone può sollevare il mondo, un altro può affossare una popolazione e farla piangere. Il calcio unisce e divide, trasecola ed eccelle. Sean Wiulzsey, giornalita della rivista letteraria McSweeney’s Quarterly scrisse:”Cosè il calcio se non tutto quello che la religione dovrebbe essere? Universale e particolare fonte di speranza inesauribile, capace di compiere miracoli, governato da regole semplici e lineari”.
Robert Coover, romanziere e saggista ha sempre asserito invece che “ sembra che esistano solo due sport veramente universali: la guerra ed il calcio”. Quello che il calcio regala non ha uguali, l’emozione è vera sulla pelle di chi riesce spesso a liberare la cosa più sacra che un uomo ha: la lacrima. Unità alla seconda, l’Urlo che viene dal profondo. Più di quanto possa un quadro che ne è l’emblema. Inutile dire che ho sempre amato il calcio per quello che è, un gioco appassionato dove uno prevale. Non ho mai valutato la cosa con le risposte articolate e complesse che diede sull’argomento Desmod Morris, antropologo, che vide il calcio come una rappresentazione di caccia, con tanto di tribù e danze tribali e competizione non cruenta tra gruppi. Il calcio è le fondamentali ed universali regole che avevi sulla strada da bambino, che tu fossi in Inghilterra o a Torino o a Madrid o in Africa o in Uruguay: il più scarso sta in porta, ideem il più alto, ogni tre corner un rigore, bim bum bam per chi calcia l’avvio. Senza il calcio non avresti conosciuto la geografia, non avresti capito la divisione tra paesi e la loro zona di confine, non avresti capito che un derby è tra due squadre della stessa città o viciniori, forse non avresti distinto una torre di Pisa da un campanile di San Marco. La scuola avrebbe inculcato con difficoltà nozioni che tu avresti invece imparato all’edicola, comprando le sole figurine Panini. Il calcio è Andrea Aloi, un collega che dirige il Guerin Sportivo che scrive “mi è spuntata la voglia di venire al Picco per gustarmi l’atmosfera unica di quello stadio, dove i tifosi si portano dentro la memoria dei padri”.
Il calcio è della gente di quella povera e ricca, è l’enorme bagaglio che ognuno di noi porta dentro, è l’intercalare di moltissimi nostri discorsi; è ricordarsi che a nove anni papà, che la mattiva doveva andare a lavorare a Livorno in Accademia, ti lasci davanti alla televisione per finire di ammirare un Italia-Germania 4-3 che avrà del mitico. E tu resti lì ad occhi sgranati, e quando ti volti sei 36 anni più avanti, con al fianco tua figlia Alice, che come te allora oggi ha nove anni e sta guardando sempre un Italia-Germania semifinale di un mondiale. Ed al gol di Grosso ti abbracci con lei in un infinita ratio di felicità pura che solo il calcio e poche altre cose nella vita, magari proprio la nascita di tua figlia o il giorno del tuo matrimonio, il primo bacio, ti hanno saputo dare. Il calcio è il tuo caro amico Tiziano che è al tuo fianco con davanti una finale mondiale con la Francia, che si decide ai rigori; è Del Piero che parte e batte il suo penalty segnando e lui, al tuo fianco fedele ti guarda e dice:”Del Piero non è Baggio, Del Piero non è Baggio”. E Pasadena diventa perfino un ricordo piacevole. Il calcio è avere pochi soldi ma spenderne la maggior parte la mattina presto per comprarti un giornale sportivo e lo consumi da capo a piedi, leggi e rileggi, ed il campione con te diventa immortale, l’unico che sopravviva alla mortalità dei comuni uomini, vivendo per sempre nelle immagini fantastiche nelle menti dei bambini. Il calcio sei tu, bambino che giochi con il numero 3 e poi con il 7 e ti chiedi se il 7 deve essere destro per forza. Il calcio è il mio amico Alfredo che al grido di un avversario “ sei in fuori gioco”, esce dal campo, capendo che per lui è finita la partita. Il calcio è un piccolo stadio, particella di questo immenso mondo di sogni e mirabilie, che si chiama Picco e tu che ci vivi dentro mentre c’è veramente chi ci dorme dentro e sorveglia lo stadio mentre il calcio riposa.
E’ il mio pensiero mattutino dopo aver iniziato la santa giornata, perché un po’ Santo è anche il pallone. Il calcio è la valigia di Fabio Caressa che si apre e si chiude e che ha dentro tutte queste splendide cose; una valigia che ben tollera ogni peso, soprattutto quello dei libri che raccontano la storia di questo. Anche la più resistente non sopporta invece chi vuole distruggere questa storia, perché una mano spregiosa nella vita c’è sempre in ogni angolo, e tenta di maltrattarla gettandola nel mucchio dei montacarichi. Il calcio è una fabbrica di spiantati, ma Caressa con il suo mondiale e quelle valigie che si aprono e chiudono e vanno verso Berlino o una semifinale o un quarto di finale, rappresentano l’enorme viaggio ch questo gioco compie con la vita da quando la vita esiste. E Berlino diventa una piccola città che tutti conoscono, perfino i bambini, che a Berlino vanno con la mente e con la loro maglia azzurra addosso. Caressa ha saputo dare al calcio quello che a questo solo mancava: il romanticismo di chi lo racconta.”Guardate chi avete accanto e ricordatevelo”, dice nel pieno dell’enfasi di una coppa che si alza al cielo. Si, alzala capitano, alzala alta perché quella coppa l’hanno vinta non tutti, ma quelli che il calcio lo amano davvero. Le stesse curiose parole di Tosatti nell’82, scritte di pugno. In tante città, grandi e piccole, l’emozione di uno stadio resta unica, è dentro gli occhi e finisce dritta all’anima.
La Spezia è un piccolo granellino, potrebbe essere Port of Spain, dove fanno impazzire con la soca, una sorta di reggae locale, sparato sugli spalti dello stadio come fosse melodia celeste. E senza quella non si gioca.
Eppure l’effetto di questi tifosi delle piccole isole caraibiche di Trinidad e Tobago è lo stesso dei tifosi dello Spezia. Uniti nel modo di confrontarsi col calcio, perfino capaci di parlarsi.
A me è capitato di vedere calcio in ogni latitudine; ho visto bambini giocare in un parco in Portogallo, altri divertirsi dietro ad un pallone ad Hong Kong, perfino piccoli indonesiani, in una scolastica tutina blu, palleggiare al ciglio di una strada dissestata, pericolosa e polverosa a Bali. Ho visto papà girare con i figli in Inghilterra in maglia Chelsea o della nazionale britannica come se portassero la più bella camicia del loro armadio; bambini in Spagna furoreggiare sulle spiaggie con un pallone, perfino in Irlanda, nel Connemara, veder issare una porta in un prato verdissimo. Ho visto un vecchio bere in un bar di Caen con la sciarpa da tifoso al collo, in pieno mattino, a campionato finito, e con la squadra in B. Ho guardato negli occhi chi ha vinto e perso, ho cercato di capire che in ogni parte del mondo la magia si ripete ed il perché. Ma la risposta è facile. Il calcio è della gente e resterà per sempre tale. Perché non finisce neanche quando l’arbitro fischia tutte le volta la fine.
ARMANDO NAPOLETANO








© RIPRODUZIONE RISERVATA


Notizie La Spezia

























Testata giornalistica iscritta al Registro Stampe del Tribunale della Spezia. RAA 59/04, Conc 5376, Reg. Sp 8/04.
Direttore responsabile: Fabio Lugarini.
Contatta la redazione

Privacy e Cookie Policy
Impostazioni Cookie

Per la tua pubblicità su Cittadellaspezia sfoglia la brochure

Liguria News