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Si fa presto a dire pirla

(La fabbrica del calcio)

Si fa presto a dire pirla

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Che il calcio di oggi sia un gioco non effimero, una insana fabbrica di spiantati, è noto, cioè resta costume della società, indissolubile. Soltanto le vittorie danno popolarità al giuoco e ne affermano l’ambiguità esistenziale, per cui i principi sono sfuggenti, le regole, cioè la casistica lo presiede, immutabili come le stelle del firmamento.
Questa pure sembra un’illusione, apparso Blatter. Penso che comunque vada tutto consiste nella sfida tra undici giocatori cadauna squadra, presidiata dal numero uno che soltanto oggi dopo oltre un secolo, accenna a divenire anche lui calciatore.
Una volta in porta ci si metteva quello più scarso, e bando agli equivoci, proprio il più mediocre. Il fascino quindi è nella vittoria realizzata dal dominio dei piedi che pur calzati adeguatamente devono avere autorevolezza sulla così detta sfera di cuoio che negli anni addietro produceva bitorzoli stupendi sui quali si soffermavano i poeti; oggi sono colorati come l’arcobaleno. Pensate voi quindi come si fa a spiegare un pareggio, che proprio quell’ambiguità esistenziale che è insita nel calcio chiama con spregio NULLO, niente o poco. Il pubblico non vuole capirlo il gioco, applaude ad una respinta di un terzino che manda il pallone a 30 metri dalla linea di difesa e non ad uno spostamento felice del pallone, strano ma vero. Un nullo ti può portare in testa alla classifica ma resta nullo, un nullo ti allunga la vita, un nullo se vuoi è rock, un nullo è un centravanti imbolsito, è un giocatore dal rendimento atletico insufficiente, uno che non trovi progredito per niente, come un’ala che corre solo come puledro nel recinto e che non si mette al servizio degli schemi. Diceva una volta un terzino a Giuliano Fiorini:”Io ti (an)nullo”, e lui guardandolo negli occhi durante quell’allenamento del Genoa, con aria scanzonata gli rispose:”Ti do la cartina per capire le mie finte perché tra poco vomiti dalle vertigini”.
Eppure il nullo di Monza ti allunga la classifica, ti concede la vetta comunque vada al Genoa del Vava contro il Giulianova. Ti permette di poter concentrare le forze sul Novara, di caricare la squadra che ha ritrovato Varricchio e che trova sempre più spesso Guidetti. Un nullo vuole anche dire che Soda fa gli stessi punti di Mandorlini nel 2001-02 quando c’era una volta una squadra che doveva andare su, che era sicura di farcela, che avrebbe vinto a Livorno e .. basta perché non sarebbe poi andata in B dimenticandosi di vincere a Trieste, dove contava di più.
C’è del lamento in giro, si avverte; il Monza ha fatto la partita, e che doveva fare? Lo Spezia è stato a guardare giostrando sulla forza delle punte. E se le ha, che deve fare?. Rotoli ha preso un gol strano, ma si sapeva che Rotoli era Rotoli e non Jascin. Brera raccontava che con tutta la bontà del mondo “un portiere non può prendere gol da 30 metri, se non si addormenta”.
Insomma, ammaliati da questo avvio, facciamo quello che abbiamo sempre fatto, storciamo il naso pensando in grande. Solo 11 giornate di campionato fa eravamo seduti sul fiume a parlare di una squadra debolina, di quelli della Sanremese, dell’Inter che non ti dava giocatori, di Zaniolo che era arrivato al Genoa e di Varricchio che ancora non sapeva neanche lui che sarebbe arrivato allo Spezia. Undici giornate fa era calcio d’estate, o d’estasi perchè anche se hai una squadra corta corta e stretta stretta pensi sempre che siano undici contro undici, e che la palla è rotonda, e che la moglie fa bene gli gnocchi come faceva sua mamma e che il Dio del calcio, quello che ha una logica tutta sua, mica sempre ti può dar contro. Non c’è amore senza mela, opinion di Adamo ed Eva, raccontava Patroni, tanto per dire che una mela la trovi sempre in ogni angolo e che da lì puoi sempre ripartire.
Insomma. mi sento di dire ai lettori, da pseudo intellettuale come mi hanno chiamato alcuni in tal modo ironico ( non so se più per lo pseudo o per l’intellettuale) che c’è da accontentarsi, da non metter pressione ad una squadra che se ne sente… addio, e soprattutto di vociare per battere il Novara ed andare a Marassi a gustarsi sapore di mare, pensando alla storia e non alle botte, perché quelli del passato glorioso, erano giorni. Verdeal, De Prà e Stabile meritano rispetto come Amenta, Rostagno e Tommaseo, come uno scudetto onorifico e tanti veri, anche se vinti in un giorno. Temo che Genoa-Spezia sarà brutta cosa fuori dallo stadio, ci sono le avvisaglie, ma è chiaro che il calcio lo rovina sempre la mediocrità degli uomini, specie quelli in mezzo busto o con penne in mano. Sono ripartito tardi da Monza, arrivato quindi a mattina. Ho assistito a tutta la partita con al fianco colleghi nostri e milanesi, tra i quali Guido, mio capo redattore a Tuttosport a Milano ed un amico sempre della Lombarda. Guardando tanti tifosi, il calore, il coro, la passione mi hanno detto:”Pubblico da B”. Ed io a spiegargli che non la pensavo così, e poi bla, bla, bla. Mi sono preso un ‘bauscia’ stretto nei denti, un pirla secco con tanto di encomio solenne, un ‘ non te capisi un cas’ che sa tanto di risotto alla milanese. E sono uscito male. Incasso e vado a meditare. Chapeau.
ARMANDO NAPOLETANO

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