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Soda (e gli altri), Life is now

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Soda (e gli altri), Life is now

- In calcio visto in prospettiva è tutta un’altra cosa. Valdano diceva però nella sua Futbolandia che se analizziamo la partita per accadimenti isolati, perfino chi è agnostico finisce per credere che, dietro il gioco, ci sia un Dio un po’ suonato che sta morendo dal ridere. Un Dio del calcio, con una logica tutta sua, che decide che questa squadra debba prendere gol alla fine, dopo che entra Ceccarelli, in scivolata o con colpi di testa, dopo che ha sbagliato l’occasione per chiudere la gara. O che debba tornare in B dopo 55 anni nel giorno della festa dei lavoratori, quando neanche i giornali escono e che debba giocare un play out drammatico generato da una vittoria a Torino contro la Juventus al 90°. Provate a pensarci un attimo. Per chi vive a Futbolandia è la normalità. Di certo oggi lo Spezia è un mister, un gruppo di giocatori, un soldatino diesse (uomo di calcio antico forse alle prime armi come diesse, questo senza offesa), e circa 7000 appassionati.
In più c’è uno stadio che ha un fascino tutto suo, e che offre il meglio se si gioca di sera, o piove o pioviggina e se il fango colora il pallone fino a cancellarne il bianco. Uno stadio che fa rumore anche quando è chiuso, con la gente che durante la settimana parla solo di calcio e forse di poco altro. Rispetto ad un anno fa, ma anche a due, questa squadra è tremendamente diversa dentro, e lo stesso Soda è diverso. Il dialogo con i giocatori, il modo di porsi, qualche stilla di esperienza in più. Tutto è servito. Ma senza battaglia non c’è tensione e non c’è successo. Il primo anno era uno Spezia-Genoa lungo un campionato e le avvisaglie si ebbero quasi subito; poi fu squadra contro presidente e direttore area tecnica (qualcuno se n’è accorto che ha vinto la prima?); ora è un mister ed una squadra contro il pronostico e l’improvvisazione esterna. I giocatori e l’allenatore hanno trovato cioè linfa dall’interno per combattere l’esterno. Il preambolo è lungo ma serve.
Serve a far capire quella telefonata che mister Soda ci fa alle 13 circa di venerdì, il giorno prima della gara. Soda è persona per bene, schietta, un uomo di calcio che lì ha sempre vissuto; sarà la storia a dire se diventerà un tecnico da A. Perde o pareggia quando arbitro fischia la fine, recupero compreso (peccato). Soda aveva appena letto su Cds quell’intervista ad Ermelli e l’episodio della telefonata arrivata dalla tribuna, cosa che io stesso nelle pagelle avevo menzionato, facendola passare per quello che era. Una inopportuna invasione di campo.”Ho letto, ma posso precisare qualcosa?” mi dice telefonicamente. Ed io:”Mister, dica..”. “Messa così sembra che io gli ho risposto oppure ho obbedito o assecondati. Nella realtà dei fatti ho manifestato il mio disappunto. Ho accettato di tutto lo scorso anno, ma questo no”. Dubbi non ne avevamo, il resto era noto, triste, solitario y final. La promessa al buon mister era quella di scriverlo, però dopo la partita di Ravenna. Lo facciamo per dovere e perché lui così ha voluto. Di certo, nessuno gli potrà mai dire di aver ubbidito al cellulare di turno; se ha sbagliato e se sbaglierà da qui alla fine lo avrà fatto di testa sua, non tramite Vodafone. Il resto? Cds ha deciso di far parlare i fatti ed i protagonisti. Ognuno si faccia un’idea e la traduca. Resta solo da capire, comunque vada, come abbia potuto un allenatore lavorare in queste condizioni da inizio ritiro ad oggi, pur regalando alla squadra un gioco interessante ed una posizione di classifica inficiata solo da colpe non sue (leggi mercato e punto di penalizzazione). Lo Spezia oggi è lui, Guidetti, la squadra, perfino Dazzi, e la gente sugli spalti. Oso aggiungere anche i più stretti collaboratori del mister, gente di campo. Sul resto, una volta passata la nottata, sarà facile farsi un’idea. E l’impressione è che siamo già all’alba.

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