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Spezia, quando finisce tutto a tarallucci e ... foggia.

Un punto ci divide dai play off e dal caldo.

Spezia, quando finisce tutto a tarallucci e ... foggia.

- Nel pomeriggio assolato di una domenica di calcio, nella quale hai la radiolina incollata all’orecchio e RobyBaggio davanti alla tivvù che ti fa ciao ( perché se ne va davvero), ti chiedi in che cosa, in fondo, il calcio assomiglia a Dio.
Poi ci pensi un po’ e con gli zigomi arrossati rispondi che in fondo è nella devozione che gli portano molti credenti e nella sfiducia che ne hanno molti intellettuali. Ad un certo punto del meriggio, più o meno quando RobyBaggio , che stava giocando da pensionato a san Siro in modo ancora sopraffino e con rifiniture sapienti con l’aureola di classe che certi pedatori nostrani si sognano anche a vent’anni, mi sono trovato a credere che il Cittadella stesse vincendo a Lucca e che l’Arezzo potesse far risultato a Rimini, visto che stava pareggiano.
I veneti passavano al Porta Elisa regalandoci il sogno play off attraverso un gol di Breschi, che il campo non lo vedeva da quasi due anni, e che , per intenderci, non aveva visto di meglio in carriera che la Sestese ed il Lecco, ma quello di Belardelli, che poi fallì.
Ed allora mi è venuto in mente Rudyard Kipling (non vi illudete, non è un mediano dell’Arsenal) che un tempo si burlò del calcio e delle piccole anime che possono essere saziate dagli infangati idioti che lo giocano. Porco il mondo, io ci stavo credendo davvero ad un mezzo miracolo play off e chi se ne fregava se il calcio castra le masse e devia la loro energia!!!.
Breschi, ma vi rendete conto? Un carneade che stava per mandare agli spareggi che valgono la B e tanti soldi lo Spezia!!. Poi, nella ripresa, è sceso Dio dall’alto, che pur in una domenica di stanca ( Baggio in fondo l’ha fatto lui, sputando nel fango di una mischia e raccogliendo i pezzi migliori, chessò una costola di Pelè, un’altra di Matthews, la testa di Van Basten…) deve aver messo le cose a posto, più logiche, riversandoci nella zucca una sonora secchiata d’acqua, spiegandoci che il calcio ha smesso da una vita ( forse da Trinca e Cruciani, chissà) di essere una cosa da inglesi, off course.
Il pari di Iacopino ed il vantaggio del Rimini, tralasciando il Real Prato, che rinforzato da Figo e Ronaldo camuffato da Diamanti, rimonta da 0-2 a 3-2 il Novara, ed altra roba simile che conoscete già, fanno il resto. Insomma, il cerchio si chiude e lo chiude una volèe di quello che, Iacopino appunto, mi rispose al telefono l’estate scorsa più o meno alla fine di giugno.
Gli telefonai dicendogli che in un’intervista Beppe Marotta, diggi della Samp aveva dato quasi per scontato la sua partenza per lo Spezia, nell’ambito di una più ampia operazione:”No, non vengo alla Spezia, mi guardo attorno” rispose secco, E così fece, insieme a Possanzini che volle seguire Gustinetti, suo ex tecnico, all’Albinoleffe.
Rimessi i giochi a posto, risultati alla mano, guardi la classifica e ti rendo conto che lo scellerato girone di andata ha fatto la differenza, 20 punti, ma soprattutto l’equivoco tattico basilare: Stringara che va per il 3-4-3, la squadra che non lo segue, finchè Zanoli ( ahi, tardi) ci mise una pezza e Stringara riferì: “A me non piace giocare così, ma se vinco..”.
Poi perse e lo mandarono via, non fece in tempo a cancellare il modulo sulla lavagna. Alessandrini è un po’ sergente di ferro un po’ alchimista, un po’ urla un po’ dialoga; ha trovato una bella struttura che il mister per un giorno, Stefano Senese, sulle pagine del Secolo XIX, ha definito Coesa contro tutto. Devo dargli ragione, al mister precario, ed è per questo che va riconfermata, con l’impreziosimento, non trascurabile, di Buso allenatore in seconda.
Ci sarebbe modo di raccontare del miracolo di Alessandrini, di un girone di ritorno da record (solo Mandorlini ha fatto meglio sulla panchina dello Spezia in C1), di una rivoluzione estiva che ha partorito tre punti in ‘più dell’anno scorso, delle sagge parole di chi dice che con tre-quattro innesti possiamo puntare in alto. Tutto si potrà dire a questa società tranne che non ci abbia collocato nelle zone alte del calcio di C; siamo sempre una delle miglior piazze, puntiamo alla B da quattro anni, l’abbiamo sfiorato, anche toccata con mano. Non siamo mai finiti in scandali doping (Como, Olivares), o scommesse(Lumezzane) o combine ( Pisa e Albinoleffe, ma quante chiacchiere per Treviso-Livorno), o fallimenti ( Fiorentina e Foggia). In fondo siamo apprezzati e prima o poi, ma oramai siamo alle soglie, raccoglieremo il frutto della semina. E poi sono convinto che la società abbia trovato un patner certo, e che stia elaborando la situazione. Non parlo neanche del gruppo Francioso ( ma qui la P&d non c’entra nulla), che, mamma mia, sembra aver vinto un’asta fallimentare per rilevare il Foggia. Io ci andrei cauto, le notizie che mi arrivano dalla Puglia non sono così certe, ho come la sensazione che la vendita del Foggia non sia finita, ma mi resta la domanda se sia più conveniente comprare una squadra viva che una morta ( e non ci si chieda perché è morta) e se il parallelismo offerto da Casillo e Pavone, presidente e ds del Foggia che faceva la A, sia proponibile con altri nomi, quelli che girano. Credibilità non proprio alle stelle, perché non si può dire fino a tre giorni prima “ vogliamo lo Spezia” e poi compri il Frascasassi (con tanto di cappello) ma anche questo è il calcio, oppio dei popoli.
Il punto si chiude qui, forse ci rivedremo sotto altra veste. So che è stato molto letto, commentato, contestato, anche dalla società Spezia. Ma non me ne vogliano se proprio non ce la faccio a parlare del galoppo infrasettimanale e ci metto un po’ di pepe e colore, come dovrebbe essere la vita, altrimenti troppo piatta. E’ stato un piacere, un divertimento, come andare a pescare le trote nel tempo libero o parlare con gli amici al bar. Grazie all’editore, la primula rossa Morelli , ed al direttore, Sergio Camicioli, un amico, con la speranza che faccia più il direttore di questo giornale on-line, il vero successo editoriale dell’anno ( Lugarini, Fazi, Faggioni sono i Capellazzi del domani) e meno la voce televisiva e venga via dal microfono, con il quale ha fatto qualche dribbling di troppo, come faceva Best prima di cadere per terra.
Qualcuno dirà: perché si ferma? Rispondo che questa è una rubrica e , come diceva Montanelli, “bisogna abbandonare le rubriche prima che sappiano di muffa”. Bisogna lasciarsi dietro aria fresca e buoni ricordi, ed io spero sarà così.
ARMANDO NAPOLETANO

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