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Ultimo aggiornamento: Venerdì 27 Novembre - ore 21.40

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Spezia, quando la rivoluzione paga tardi.

Essere e non esser questo è il dilemma.

Spezia, quando la rivoluzione paga tardi.

- SPEZIA, QUANDO LA RIVOLUZIONE PAGA TARDI
Ci sarebbe voluto un colpo di vento per risolvere una partita così. Che se andava avanti per altri due giorni avrebbe solo decimato le squadre in campo, senza produrre gol.
La fotografia che lo Spezia regala in chiusura di stagione è questa: senza sciabole che recidono è dura andare avanti nel calcio.
Centrattacco, parola difficile da masticare. Narrano i vecchi e scarsicriniti che Schiavio, campione del mondo ed attaccante di razza del calcio degli anni trenta, accogliesse nel suo negozio borghese l’ospite con stentorea indifferenza, dicendo dopo il saluto: ”Sa, ero attaccante in campo…” Ammiccava mentre concedeva tra scatoloni e giovani impiegate qualche stiracchiata confidenza. E non vi racconto del divino Meazza, di Placido Borel, o dei fondamentali tecnici di Marco Van Basten.
Chi sia centrattacco lo dicono le cifre: medie, gol, partite giocate squadre di militanza.
Nessuno ha mai fatto gol sulla carta, oppure deciso la posizione in campo ed in classifica dietro la scrivania.”Una punta la capisci dopo cinque minuti e quando decidi se quello è attaccante o meno, poi ti basta per tutta la vita”, così narrava tempo fa un Ormezzano.
L’ho presa alla lontana, dal calcio dei pionieri, divertendomi un po’, perché così si stempera anche un po’ la foga. Il ruolo di un cronista sportivo è un fondamentale viaggio tra il piacere ed il dovere, e quindi quando torni a casa e ti metti al computer dopo che la squadra che segui da una vita ha gettato alle ortiche un campionato perché non ha attaccanti veri, non puoi non avere un attimo di rattristamento. Non stiamo parlando di centrattacchi divini, di pezzi di razza, di gente dalla stoffa intonsa, ma di mestieranti capaci di metter in porta con il battacchio del loro piede in campo di provincia. Io, sabato, buttandomi nella lettura tutta mia della partita, quella delle cifre e delle statistiche mi ero chiesto se lo 0-0 non fosse scritto da ogni parte. Marco Veronese più di sette reti non aveva mai fatto in un campionato in carriera, ed era a secco da sette turni. Dall’altra parte quel naif di Adriano Cadregari, il mister che in casa non tiene i quadri ma sopratutto le cornici, metteva al centro del portentoso reparto d’attacco tale Muolau Miftah, uno che non la mette dentro in campionato dal 9 febbraio del 2003, e gioca ancora centravanti,. Alcuni giorni fa, alla precisa domanda perchè mettesse ancora in campo siffatto talento, Cadregari aveva risposto ad un collega:”Non posso mica giocare io…”. Purtroppo però diventa pesantissimo questo pareggio a reti bianche; la vittoria avrebbe scatenato la ridda di numeri e vincendo a Ferrara ci avremmo sperato di più. Val la pena ricordare che nella realtà l’unico risultato che veramente avrebbe fatto la differenza era quello di Busto, dove la Lucchese ha trovato un rigore sacrosanto. Si dirà che un’altrettanto rigore sacrosanto, solo due anni fa, gli vietò la risalita in b, quando oramai aveva in tasca il biglietto. Carruezzo lo sbagliò contro la Triestina, spiazzando Pagotto sotto la curva dei tifosi toscani, ma centrando il palo. È stata fatta giustizia, almeno per loro. Paghiamo però, oltre alla idiosincrasia di un gol, anche il pessimo girone di andata. Lo stesso gruppo di giocatori, senza neanche un cambio, senza rivoluzioni, con un allenatore (Stringara) fa 20 punti nell’andata ed arriva dodicesima, poi nel ritorno con un altro ( Alessandrini), ne fa 28 ed è nel girone di ritorno terza assoluta dietro Rimini e Cesena.
Spiace che questa batosta, anche se la matematica ci tiene ancora in gioco peserà sul futuro societario. In questi mesi, sul Punto, un divertente monologo, ho scritto tante cose, spesso, come mi è stato chiarito in questi giorni, anche mal interpretate. Non c’è soprattutto stato nulla di personale, anche se, e lo ripeto, lo stile e l’aplomb del singor Zanoli sono molto cambiati in questi tempi. Essere credibili significa spesso scrivere cose che danno noia, ma questo non vuol dire schierarsi. Dissi che serviva una società forte e che la P&D era gruppo serissimo: oggi si dimostra che una società forte, e solo quella, salverà lo Spezia dai debiti con Inps ed Erario, e che la P& D, anche se i giornali si ostinano a non scriverlo, è di fatto dentro lo Spezia.
Credo solo che in questi mesi sia meglio fare quadrato, cercare di ricompattare i settori che più producono (Stampa compresa) e migliorare una comunicazione non sempre forte.
Lo Spezia in B fa bene a tutti, stampa compresa e non si vede perché bisognerebbe osteggiare qualunque progetto. Si parli sono con chiarezza, in modo da non perdere quel patrimonio, gestione ordinaria del club, che sono i tifosi. La B logora chi non c’è l’ha, questa è la verità.
ARMANDO NAPOLETANO

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