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Spezia rinato, ma se n'è andato Pantani e non ha senso parlare di calcio.

I sogni, la vita, Veronese ed il dottor Geraldi.

Spezia rinato, ma se n'è andato Pantani e non ha senso parlare di calcio.

- LO SPEZIA E’ RINATO, MA SE N’E’ ANDATO PANTANI, E PROPRIO NON CE LA FACCIO A PARLARE DI CALCIO
Ti sia lieve la terra. L’avrebbe scritto Gianni Brera, che agli amici andati mandava questo messaggio. Lo scriviamo anche noi, per rispetto, per antico retaggio, perché le parole un po’ sono ali e se ne vanno. Ma fare il giornalista non è solo un lungo viaggio tra il piacere ed il dovere, è essere anche un po’ sognatori.
Una collocazione sempre più ardua, nel mondo utilitaristico, affaristico, demonizzato di oggi. Il sognatore per antonomasia è un fesso, non ha senso pratico. Sognatori tra i giornalisti si diventa, non si nasce.
Una parola letta in un libro, un’avventura narrata in arte. Nella domenica della vittoria dello Spezia sul Cittadella proprio non ce la faccio a parlare di calcio. Siamo a -2 dal Padova, sesti; un anno fa eravamo sesti e lo stesso Padova era quinto, solo che allora la differenza era tra 28 e 37 punti, con le altre davanti che correvano come treni, lontanissime già a mezza stagione.
Ma i numeri oggi non mi dicono nulla, neppure nelle parole dosate di Beppe Geraldi, uno al quale mancano sette esami ad essere laureato in legge. Un avvocato difensore, incredibile, ma bello da scriversi.
Eppure oggi voglio parlare di sogni, quelli che i giocatori, gli sportivi, i ciclisti, ci hanno regalato. La tivvù ci arma la mente con i personaggi pazzi, in gradi di fare tutto. Ero e resterò tifoso di Pantani, ho tutti i giornali delle sue imprese rilegati, non me ne poteva fregare di meno che lo avessero trovato positivo all’antidoping quel giorno a Madonna di Campiglio.
Una sentenza di una corte di giustizia aveva detto che non era perseguibile per frode sportiva, lui quel giorno non era colpevole. Poco tempo dopo hanno perfino alzato le soglie dell’ematocrito. Però ognuno di noi intravede piacere nel piè sospinto di questi eroi.
Dico la verità: mi sono emozionato di fronte alla tivvù nell’apprendere la notizia della morte di Marco Pantani, per come è avvenuta, per le ragioni di una vicenda incredula.
Massimo Podenzana, il Pode, lo spezzino che per tanti anni era stato il suo lungo tenente, l’uomo più fidato del capitano, lo hanno avvisato in montagna, era in vacanza.
E’ rimasto dieci minuti zitto al telefono, piangendo.
Il sogno, l’effetto di sognare, quando si spegne, fa rumore. In una società così puoi sognare solo mostri, è solo lo sport che ti fa sognare campioni, e Pantani lo era.
Due anni fa, non molto dopo quella triste vicenda del giro d’Italia e delle polemiche che ne erano nate, venne a Lerici. Pochi lo sanno, anzi quasi nessuno perché la notizia non finì mai sui giornali, per una sorta di protezione.
Stabilì lì un quartier generale, ci tornava ogni sera ed a pranzo. La mattina presto partiva con alcuni compagni di squadra, e prendeva la via di Romito Magra, per infilarsi verso la Toscana e cercare qualche bella salita, tratti a falso piano.
L’albergo era dietro la curva che da Lerici porta a Fiascherino, proprio a due passi da Tellaro. Fece tutto in silenzio, in pochi sapevano, e quando lo andavi a disturbare accettava la foto e niente più. Poche settimane fa, un amico, mi ha detto di averlo visto per strada, ingrassato di 20 kg, una cosa informe; stava male, nessuno lo ha aiutato.
E mi colpisce leggere sui giornali nazionali, anche quelli colorati, di penne importati che lanciano saluti straziati, ricordi onniscenti. Perfino un buon giornalista, oltre che un elzevirista, crea mostri, nel bene e nel male. Ma non tutti lo sanno.
Ma quanti di questi, quel giorno a Madonna di Campiglio, alzarono una mano per difenderlo? Quanti spararono bordate? Se Pantani fosse stato nella testa forte come nelle gambe oggi avrebbe vinto chissà cosa. Invece lo ha vinto la vita.
Si, il sognatore è un fesso. Ma voi continuate a sognare campioni come questi, che popolano di visioni fantastiche la mente dei vostri figli e dei bambini, che come diceva Lincoln, che non era un centravanti brasiliano ma il presidente degli Stati Uniti” saranno coloro che andranno nei posti dove voi siete stati, dove voi avete abitato, dove voi avete creato, studiato”.
Pantani resta qualcosa di grande che tutti hanno perso, per le strade d’Italia.
Si, ti sia lieve la terra.
ARMANDO NAPOLETANO

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