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State calmi se potete

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- 7 dicembre 2005, Stoccolma. Cosa c’entri con un pallone e lo Spezia calcio? Ispirazione, chiamatela così. Harold Pinter, prima di ricevere il premio Nobel, legge il suo discorso alla platea e dice una cosa che mi ha ricondotto subito a quanto state leggendo nella parte alta del giornale:”Non vi sono confini netti tra reale ed irreale, né tra il vero ed il falso. Una cosa non è necessariamente vera o falsa, può essere contemporaneamente sia vera che falsa”. Prendo spunto pallonaro, da umile cronista che decide insieme alla redazione di non occultare nulla, di dare voce a tutti. Non è la prima lettera che riceviamo in tal senso, di dubbio e tormento per la situazione degli aquilotti. Non nascondiamo come fanno tanti altri ( dai, forza, i soliti ignoti …), mettendo sempre sul loro davanzale fiori e boccioli per coprire la povertà dei mobili al loro interno. Ma questa volta, oltre a dare diritto immediato di replica ad una società (stanca di rispondere), ci permettiamo un intervento, che fa proprio riferimento a ciò che Pinter legiferava. Intanto una cosa è certa: ci sono fatti di cronaca che accompagnano i nostri giorni di calcio, senza che in fondo alla memoria ne resti granch’è. E’ un vezzo dei tifosi, che spesso dimenticano in fretta. Fallimenti, storie strane, amori negati, errori anche loro. Chi sceglie il mestiere di tifoso spesso lo fa per qualcosa che sfugge alla contabilità nuda e cruda della vita. Ama e basta una squadra di calcio. Quando vien ferito, sanguina e continua a farlo per anni. Per il giornalista la cosa è quasi uguale: il bancario può fare con passione il suo mestiere, il giornalista di calcio farà sempre per mestiere la sua passione. Sono tutti privilegiati. Ma con un bel cavolo di differenza. Che i giornalisti annotano e ricordano meglio, è indubbio. C’è qualcosa che sfugge nel metodo delineato: se è vero che di errori ne sono stati fatti molti, e non solo per la fretta, nell’allestire questa squadra, è pur vero che non esiste dirigente sulla faccia della terra che voglia perdere, neanche se lo fa apposta. E non esiste imprenditore che vuol buttare soldi, neanche nella vita normale figuriamoci nello sport. Euro ne sono stati spesi, ma dire che sono stati sciupati è dura. Se all’Inter fallisce Quaresma, può benissimo succedere a Biava allo Spezia. Io ai vecchi magnati che si ripropongono nel calcio non ho mai creduto come credo sia banale dire che Volpi e Jacopetti comunque sia abbiano fatto le loro valutazioni sullo Spezia. Magari non speculative, perché qui da speculare c’è veramente nulla. Ma a febbraio, con tanto cammino davanti, gettare sentenze resta dubbio. Come d’latro canto dire che tutto è filato liscio e fare paragoni con Lucchese ( sbagliato), Como o Messina o Varese. Di paragonabile non c’è nulla. La valutazione va fatta più avanti, enumerando meglio tutte le situazioni. Se da una parte c’è legittimo disappunto, che deriva soprattutto da una situazione completamente incarognita da quello che è successo in estate, dall’altra c’è l’errore di dover dire spesso che “ gli stipendi sono pagati regolari”. Cosa che dovrebbe essere la norma non l’eccezione.
Specie in D dove comunque gli stipendi sono molto ma molto più bassi delle altre categorie. Se da una parte c’è la consapevolezza che era lecito attendersi di più nella ricostruzione di un gruppo, dall’altra c’è la riflessione ( del cronista) che chiede:Cosa vuol dire di più? Più punti, più calci d’angolo, più distacco dalla seconda? Jacopetti è esausto perchè chiaramente non abituato a queste tensioni; il calcio giovanile è un’altra storia. Ha dalla sua il tempo, mentre i tifosi hanno dallo loro la passione. Non si vede perché le due cose non debbano coesistere. I dubbi li abbiamo anche noi, specie sul decisionismo che ha condizionato alcuni arrivi o per la struttura dirigenziale interna e per una giovanile sulla quale si è risparmiato (e qui le prove ci sono a scanso di equivoci). Ma resta il tempo e 13 gare di campionato. Dopo si può fare un’analisi. Tardi? Nel calcio si, a volte si. Oggettivamente ci sentiamo più preoccupati per il prossimo anno ( ovunque sia), per un mercato che va fatto con esperienza e senza titubanze. Il vero cruccio resta invece un altro: quello che si è dilapidato una buona fetta di stadio, che si sono persi per strada molti tifosi e forse se ne perderanno altri. Il classico vaso che cade e quando si rompe prova ad esser ricostruito ma non potrà mai essere quello di prima. Tra un vero ed un falso quindi che si assomigliano non resta che il tempo. L’unico che possa valutare meglio la situazione. Resta, al fine un dato: ci saranno anche lettere che non sono d’accordo con la linea societaria, ma mai allo stadio è mancato l’appoggio del pubblico, a squadra e società. In altri tempi il grido che invita al “lavoro” sarebbe partito per molto meno.

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