Genova 24 La Voce del Tigullio Città della Spezia La Voce Apuana
LA REDAZIONE
Telefono redazione La Spezia 0187 1852605
Fax redazione La Spezia 0187 1852515
PUBBLICITA'
Telefono pubblicita La Spezia 0187 1952682

Ultimo aggiornamento: Venerdì 27 Novembre - ore 21.40

previsioni meteo la spezia
Facebook Città della Spezia Twitter Città della Spezia Instagram Città della Spezia

Su due piedi - Trieste e la tribù del calcio

di Armando Napoletano

Su due piedi - Trieste e la tribù del calcio

- Dieci anni dopo, da un veneziano all’altro, in uno stadio che sembra un destino. Dieci anni dopo da un veneziano di Marghera, Francesco Ciullo, oggi nell’eccellenza veneta e con un menisco rotto, ad un veneziano di Mestre, taciturno, che zitto zitto si è fatto grande. Arrampicati su quelle scale dello stadio Nereo Rocco, assistemmo il 19 maggio del 2002 ad una squadra suicidata, ad un gruppo, quello di Andrea Mandorlini, che aveva vinto di fatto un campionato se Treviso-Livorno non l’avesse obbligata ai play off. Avvenne così che la rete di Parisi, l’espulsione di Fiori, le incertezze di Bressan, la voglia di recuperare del ravennate, misero la squadra in condizioni di prendere un tragico gol nel più classico dei contropiedi, per piede di Ciullo. Finì col fischio di Mazzoleni un pomeriggio drammatico che fece capire quello che sarebbe successo sette giorni dopo. Difficile recuperare quel 2-0. Venturelli, centrale difensivo della Triestina, dopo la gara di ritorno persa solo per 1-0, quanto bastava, se la cavò con una storica frase che la dice lunga ancora oggi: ”Siamo finalmente riusciti a chiuderli nella nostra area di rigore”.
Dieci anni son passati da quella vicenda calcistica, ed oggi, in quella che fu la fatal Trieste, ritrovi lo Spezia giocarsi moltissimo, in un anno che sembra contornato dal diavolo, fino alla fine ed oltre. Serena ci arriva a modo suo, come la squadra. Ma nulla è accostabile alla formazione di Mandorlini, così come è un’altra Triestina. Non c’è un Bordin, ma neppure un Cangini, non c’è un Menolascina, neppure un Pisano o un Coti, e neppure un Fiori. E’ una storia così diversa da non lasciare dubbi che se ne debba scrivere un’altra. Pensare che proprio a pochi istanti dalla fine, quel 19 maggio, Melucci tolse dai piedi di Parisi, la palla del 3-0, che sarebbe stata la fine anticipata. Angelo Zanoli allora meritava qualcosa in più, quel pizzico di storia che Serena ed Evacuo vanno a cercarsi in un’annata scombussolata, poco ragionata, molto battibeccata, nervosa e spesso illogica. Dove purtroppo non si è visto grande calcio ma degni numeri, dove hai un bomber da 14 reti, ma non hai una identificazione. In settimana abbiamo scritto che se Iunco, Murolo ed Evacuo vanno in un iper mercato un pomeriggio, nessuno avrebbe il piacere di riconoscerli. E’ un pò l’emblema di quella che si è creato in questi anni, una sorta di distacco dal cemento delle gradinate, dalla gente. Involontario, magari legato al calcio che nel suo delirio di vivere ha cambiato pelle, e forse padroni, perché forse non è più della gente. Ma qui si pensava tutto fosse retto dalla pazza folla, mai dal sano ragionamento. Un’isola distaccata dal Dio pallone, che ragiona con la sua logica però.
Dieci anni dopo però la rincorsa alla serie B mette tutto a posto ed a tacere. La fatal Trieste può essere smascherata in un solo pomeriggio, da giocatori onesti anche nella pedata. Capaci di vincere a Barletta, ed in molti altri stadi. Proprio nel posto più indicato però, dove Rocco coniò quel suo dire: “Speriamo che vinca il migliore? E no, speremo oggi de no”.

© RIPRODUZIONE RISERVATA


Notizie La Spezia

























Testata giornalistica iscritta al Registro Stampe del Tribunale della Spezia. RAA 59/04, Conc 5376, Reg. Sp 8/04.
Direttore responsabile: Fabio Lugarini.
Contatta la redazione

Privacy e Cookie Policy
Impostazioni Cookie

Per la tua pubblicità su Cittadellaspezia sfoglia la brochure

Liguria News