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Un quadrato lungo 450'

Una solitudine su due piedi

Un quadrato lungo 450'

- In fascino del calcio è nella sua ambiguità esistenziale, suscitata nel relativo dominio o autorevolezza che sia, che i piedi, pur calzati, hanno sulla così detta sfera di cuoio. Non si parla mai di testa. Il calcio è questo, sia in campo che fuori; il tifoso non vuole capire il gioco, applaude ad una respinta di un terzinotto che manda il pallone a 50 metri e non allo spostamento intelligente senza palla dello stesso giocatore. Eppure il calcio rappresenta un’orchestra al lavoro con tutti i suoi strumenti, e deve mirare al fraseggio corale dentro e fuori. Il problema spesso sono gli orchestrali, perché i tifosi, con passione, sono davanti a loro ad applaudire ed a mormorare rosari. E quando il giocatore usa alla lettera i piedi ma non il cervello, è quasi tutto finito. E’, parafrasando un po’, quello che sta avvenendo oggi in una città come la nostra che ha vissuto calcisticamente una splendida alba e che sta vedendo oscurarsi l’orizzonte. A questo pubblico puoi dire poco, hanno fatto ogni cosa, anche sputare e dare calci alla macchina di un arbitro o pararsi davanti al pulmann della squadra avversaria ostruendo il passaggio e sputando sul vetro. Sono morti e risorti almeno dieci volte in questo campionato, si sono guardati i piedi mentre camminavano in alcune giornata ed in altre hanno potuto invece toccare con un dito il cielo. A questa gente non è sfuggito nulla, perché quando è giorno di partita resta una festa, dopo aver cullato per decenni il dolore della sconfitta. Ma il tifoso della nostra città è sognatore per eccellenza, e diventa sempre più ardua collocare, nel mondo utilitaristico affaristico demonizzato di oggi, l’individuo sognatore. Perchè resta un fesso. O ce lo fanno diventare. E’ la prima volta in tanti anni di giornalismo che lo scriviamo: è la prima squadra che vesta la maglia dello Spezia dopo decenni a non aver percepito l’amore che gli sta intorno. E’ la prima volta che vedi giocatori, alcuni per l’amor di Dio non tutti, non pienamente consci di quello che è il calcio nella nostra città. E’ la prima volta che non vedi stringersi attorno ad un popolo, una squadra armata fino ai denti.
Mi diceva un vecchio signore al Picco, sabato, dopo la partita che “in una società così utilitaristica puoi sognare solo mostri”. E’ un po’ forte ma rende l’idea. S’è perso per strada in questi mesi, il sapore dell’unione che tanto aveva fatto, ma non per demerito dei tifosi. L’amore nel calcio si mangia come una mela, pane e salame. Dispiace. A 5 giornate dalla fine sei talmente perso che forse non riesci più neanche a fare calcoli. Oggi scommetto che lo Spezia si salverà comunque, ho come una sensazione suffragata da qualche fatto. Il valore tecnico, appena più alto ma non di molto di alcune squadre, alla fine verrà fuori anche se eroso dalla mancata voglia di dare tutto, perchè in alcuni ho visto questo. Cinque gare alla fine per una città normale, sarebbero solo un piccolo viaggio, ma per La Spezia sono una sorta di Finisterre. 540’ minuti stretti attorno ad una squadra, stringendo il cerchio sempre più sempre più. Cercando in tutti i modi di stemperare la tensione che arriva anche via sms o sui muri dei tifosi. I calciatori sono quasi tutti ricchi, ma ogni morto di fame, diceva uno, un giorno lo può diventare. A me è piaciuta da matti una fotografia che mi hanno raccontato sulla gara di sabato. 24’ del primo tempo, Scarlato che interviene su un bresciano all’altezza della panchina di Cosmi. Brutto fallo, reazione dei giocatori ospiti, Cosmi si alza anche lui. Poi ne nasce un battibecco con lo stesso Scarlato. Ed alla fine il Cosmico Serse se ne esce con un “ ma fammi il favore con tutti i soldi che prendi qui”. Duretta da digerire ma sintomatica. E onestamente vera. Al Perugia, nei primi tre anni (2000-03) Cosmi prese in euro 200 mila. Ma in totale. Quanto un giocatore dello Spezia oggi. Solo che lui allenava in A. Gente non affamata che dovrebbe andare alla rivoluzione?. Con il giocatore non ho nulla ci mancherebbe, lo prendo solo ad esempio. Perché un giorno non possano raccontare (tutti) che nel primo anno in B lo Spezia retrocesse. No, dovranno raccontare che “ forse, per primi noi giocatori, non facemmo di tutto quell’anno per evitare una retrocessione che mandò la gente a casa con la morte dentro”. Non succederà, ci salveremo. Pronto a scommetterci, ma rifletterci sopra non è male. Ora. Lasciando stare Soda, al quale avevano spiegato che in B qualche refolo di vento ogni tanto arriva. E lui si è dovuto parere dal diluvio universale.
ARMANDO NAPOLETANO

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