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Zeman e nuvole

liberamente tratto da Zeman di Stefano Marsiglia

Zeman e nuvole

- il Picco battezza Zeman, l’ultimo ribelle. Una sconfitta gli costerebbe quasi certamente la panchina; se avvenisse sotto Natale sarebbe bruttino da digerire anche per lui, abituato ai piatti pesanti. Conoscerlo, amarlo? Stimarlo, capirlo? Vi lasciamo interpretare le parole di uno dei mister che in Italia ha vinto meno e fatto più spettacolo, che ha detto chiaro tanto e poco di tutto, che ha dato segnali inequivocabili, quando il calcio non era inequivocabile.”Nell’era dell’inganno universale dire la verità è un fatto rivoluzionario”, raccontava Orwell. Che presagisse l’era Zeman e questa rubrica, Su due piedi, che continua a dare una noia bestiale in una città che noie non ne vuole perché è noia lei stessa? Ma vi siete mai chiesti perché Patroni la amasse e se ne burlasse allo stesso tempo?.“ A mio parere- comincia il boemo- la grande popolarità che ha il calcio nel mondo non è dovuta alle farmacie o agli uffici finanziari, bensì al fatto che in ogni piazza, in ogni angolo del mondo c’è un bambino che gioca e si diverte con il pallone tra i piedi. Ma il calcio oggi, è sempre più un’ industria e sempre meno un gioco”.”Mio padre mi voleva medico, come lui, meno male che non è andata così. Non c’è niente di disonorevole nell’essere ultimi. Meglio ultimi che senza dignità. Io pretendo solo che ogni giocatore dia il meglio di se stesso, nel rispetto dell’esigenza di fare spettacolo. Se non vinciamo nessun dramma, mi basta che i ragazzi abbiano dato il massimo. Il Calcio? È sempre lo stesso sia in una piccola che in una grande città, il campo ha le stesse misure e la preparazione è sempre la stessa”.”Nel calcio non importa quanto corri, ma dove corri e perché corri. Raramente mi capita di dire una bugia, per questo mi sento solo, è un mondo il nostro dove se ne dicono tante, e poi nel calcio non esistono più le bandiere, oramai comanda la politica e l’economia. Talvolta i perdenti hanno insegnato più che i vincenti. Penso di aver dato qualcosa di più e di diverso alla gente. Non ho rapporti con la stampa o le televisioni, voglio essere giudicato per quello che faccio con la mia squadra non mi interessano altre esibizioni. Il mio calcio è prevedibile? Cosa ne sanno i miei colleghi degli schemi di Zeman?. Dovrei parlare di arte? Di politica? Di economia? Io sono solo uno che sta nel calcio, se un giornalista viene da me lo fa perché vuole avere un’opinione competente, altrimenti fuori dal calcio io sono uno qualunque ed il mio parere conta come quello di un contadino. Eppure dal contadino non va nessuno”.”Tutte le squadre partono dallo 0-0, sta alla squadra cambiare il risultato”.”Nella mia carriera mi sono procurato tanti nemici? Meglio così, loro rappresentano uno stimolo. Cosa cambierei se potessi tornare indietro? Niente, rifarei esattamente tutto”.”A me piace vincere rispettando le regole e non c’è vittoria, coppa o campionato che valga la salute di un ragazzo”.”Chi fa, fa sempre errori, solo chi non fa nulla non sbaglia. L’importante è fare errori in buona fede, e ancor più importante accorgersene e porvi rimedio”.”Un giorno a Praga mi dissero su un campo da calcio: prendi quella posizione e non quell’uomo. Da allora non ho mai cambiato idea”. Zeman per sempre.

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