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il dovere di decidere

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 il dovere di decidere

- Questa sera i soci de Lo Spezia Siamo noi, vanno in Assemblea. Non ci sarà nessuna votazione, nessuna mozione di fiducia o sfiducia, nessuna richiesta da parte della presidenza. Anche e soprattutto per dovuti motivi tecnici: il 31 marzo scorso, quando si è votato per decidere se destinare l’intero ricavato della raccolta popolare allo Spezia Calcio, le mani levate la cielo erano centinaia. Ma ne sarebbero bastate quindici. Quelle dei soci fondatori e sottoscrittori del capitale sociale della Srl lo Spezia Siamo noi (15 mila euro con una firma già messa da Pandullo per un aumento fino a 2 milioni). Degli altri, nessuno poteva votare. Nessun commercialista ha infatti ascritto ad oggi al libro soci tutti coloro che dal 15 aprile hanno versato quote, dandogli quindi il diritto legale di farlo. Ma, l’impressione c’è tutta, nulla sarebbe cambiato. Uno per tutti, tutti per quindici. Il 31 marzo. Oggi sarebbe un pochino più pericoloso, perché? Per alcune situazioni che stanno incuriosendo molto Cds che ha avviato una piccola inchiesta raccogliendo pareri, interviste, curiosità. Come Cds in questi momenti fa. Una volta completata la pubblicheremo e vi possiamo assicurare che le sorprese sarebbero molte. Il vero nodo però di questa vicenda, ovvero dell’inserimento di Roberto Quber nel Cda e dell’avvicendamento dei soci che guidano il Consiglio di amministrazione (Campagni e Gusberti sono dimessi ma non sono ancora state recepite le loro volontà sono per aspetti burocratici) è legato ad una sola persona: Cristina Cappelluti. Colei che si è presa la responsabilità a suo tempo di guidare la società rimanendo in carica, e che ha dichiarato a Cds “ se non sono gradita me ne vado”. E proprio qui sta il dubbio; a Cds risulta infatti che ci sia un ritardo nel recepire la volontà di convocare un assemblea dei soci, prima ordinaria poi straordinaria, e che esista una sorta di labirinto nel quale il club si è infilato. Questo malgrado l’altra volontà, della stragrande maggioranza dei soci della Srl che ha salvato lo Spezia, sia chiara: basta con il passato, del quale fa parte anche Cristina Cappelluti. Più volte da queste pagine abbiano sottolineato come la sua figura sia stata centrale nel lanciare la campagna di azionariato e nel fare da scudo ad un fallimento. Ma ora la necessità di prendere penna e foglio e dimettersi sembra opportuna, di certo più opportuna della sua presenza al San Nicola di Bari, che Lei ha ritenuto giusta e che va rispettata. Delegittimata dall’Amministrazione lo è di fatto, la scelta di Quber la dice lunga. Con il massimo rispetto della persona, però, ci vuole quell’atto formale che chiuda una parentesi e tolga i tanti dubbi sul percorso, non su di lei ma sugli sviluppi futuri. Nessuno un domani potrà incolparla di nulla. Contribuendo prima al rilancio della speranza, ora può solo agevolare un percorso. O, come tanti attorno a lei, mettere in atto una forte assunzione di responsabilità. Per poi guardare il cielo. Perché se piove, piove per tutti.

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