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"Spezia per i forestieri", un appello inascoltato

di Alberto Scaramuccia - Arsenale, 1

"Spezia per i forestieri", un appello inascoltato

- Una questione che abbastanza spesso si affaccia alla ribalta della storia spezzina, è se e quanto l'Arsenale tarpò le ali alla possibilità di un avvenire turistico per la nostra città che era stata beneficiata in questa prospettiva da diversi viatici, non ultimo il soggiorno nel 1853 della famiglia reale nel Golfo. Va però ricordato che il Regno Sardo aveva cominciato a pensare ad uno stabilimento militare nel Golfo fin dai primissimi anni Quaranta dell'Ottocento, ben prima, dunque, che Cavour andasse al Governo e mettesse in moto tutta la macchina che alla fine portò all'Arsenale nella sua attuale destinazione. Ci furono aggiustamenti in corso d'opera, ma tutto questo avvenne senza che la classe dirigente locale avanzasse opposizioni al progetto, mentre località più o meno prossime (Vado Ligure, ad esempio) facevano carte false per dirottare lo stabilimento dalle loro parti: segno dell'importanza che per quelle economie rappresentava un investimento militare dello Stato nel territorio di pertinenza.
Sulla querelle mi sono espresso soprattutto in un libro (Turismo questo sconosciuto, 2010) che esamina gli atteggiamenti sull'argomento dell'opinione pubblica locale quale emerge dall'esame della stampa spezzina nel ventennio 1865-85.
La stampa è uno specchio attendibile della realtà più o meno grande in cui si colloca: influenza il comune sentire, ma ne è altrettanto condizionata ché, scrivesse cose sgradite all'utenza che la legge, non verrebbe più acquistata.
Ebbene, da quello che si ricava dalla lettura degli antichi periodici di quei due decenni (971 numeri), gli interessi economici degli Spezzini sono rivolti unicamente verso l'indotto creato dallo stabilimento militare: perché sono investimenti sicuri, senza rischio; di maggior guadagno rispetto ad altre possibili attività. Il solo Stefano Oldoini, medico condotto poi ispettore sanitario, si spende con passione per dirottare l'imprenditoria locale verso l'industria del forestiero, come allora si chiamava il turismo. Infatti, di industria per lui doveva trattarsi, cioè di un'attività capace di coinvolgere in maniera virtuosa tutto il territorio, non di iniziative isolate. Tuttavia, le parole restano lettera morta, a nulla servono i suoi inviti a rivolgersi verso la sponda orientale del Golfo che al tempo, eccetto l'impianto di San Bartolomeo, era completamente libera, pronta ad accogliere iniziative turistiche.
Come che fosse, vinta ogni resistenza, alla fine l'Arsenale si fece, sdoganato nella sua realizzazione dalla sopraggiunta Unità del 1861 che toglie l'ostacolo maggiore che s'era fino a quel momento frapposto alla sua realizzazione: l'essere la Spezia terra di frontiera, ultima propaggine occidentale del Regno di Sardegna, facile bersaglio di possibili attacchi ostili, inadatta perciò ad ospitare una struttura strategicamente importante. Ora che il Regno è d'Italia, il territorio spezzino è centrale nel nuovo Paese e l'impianto militare che vi si costruisce non ha più vicini pericolosi.

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