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Arsenale e turismo, un binomio che poteva coesistere

di Alberto Scaramuccia

Una storia spezzina
Arsenale e turismo, un binomio che poteva coesistere

- Il più degli Spezzini non sa che quando vede le darsene in Arsenale, là c’è stata per secoli terra buona da coltivare: con quanta facilità in meno di un secolo e mezzo si è affievolita la memoria che è coscienza delle origini!
L’Arsenale, preparato da lunga gestazione, arrivò a fine agosto di 150 anni fa.
La sua venuta ed è dilemma storiografico che spesso s’affaccia alla ribalta, pregiudicò uno sviluppo del territorio imperniato sul turismo?
Ritengo di no e penso che chi sostenga tale tesi, argomenti mosso dalla delusione della situazione in atto e non dall’analisi del contesto in cui l’Arsenale fu realizzato.
Perché sono convinto che lo stabilimento militare non ostacolò alcun progetto di industria del forestiero come si chiamava allora l’attività turistica?
Ebbene, la Spezia postarsenalizia fu sede di grande turismo. Nel 1878 Francesco Zannoni costruì davanti al Provveditorato agli Studi il Selene, stabilimento di bagni impiantato su palafitte, lussuoso, bello, frequentatissimo. Le cronache dicono che là convenivano industriali del Nord e nobili d’Europa. Il Selene, lanciatissimo nel miglior giro, vantava una clientela ricca e raffinata, le prenotazioni si sprecavano e il tutto esaurito non era novità.
Il colpo di grazia lo diede il colera del 1884 che fece scappare a gambe levate gli ospiti. Non si rividero più al punto che l’esclusivo Selene si pubblicizzava vantando prezzi di favore per i marò, cosa prima veramente inconcepibile.
Sulla sua onda si fecero il Nereide lì presso e agli Stagnoni l’Iride.
Di stabilimenti, dunque, ce n’erano, ma non si sviluppò mai l’industria del turismo, un’attività cioè capace di coinvolgere l’intero territorio in un circuito virtuoso, come in Versilia e nell’altra Riviera. Gli è che non c’erano i capitali per impiantare industrie, non c’erano i soldi.
Pensiamo solo al fatto che delle tante fabbriche che qua sorsero in quegli anni, non una fu fatta con soldi indigeni, segno di debolezza congenita dell’imprenditoria locale che non disponeva dei capitali necessari. Impedita da Genova per secoli a sviluppare un’economia che traesse profitto dal mare, unica risorsa disponibile, la classe dirigente locale non poté accumulare nel corso dei secoli le risorse da investire poi al momento giusto in attività produttive, metalmeccanico o turismo che fossero. Per questo un movimento imprenditoriale turistico mai ci fu alla Spezia, né avrebbe potuto in alcun modo esserci.
Del resto, si cominciò a pensare a un’occasione perduta solo quando il modello economico precedente, cambiati i tempi, non forniva più al territorio gli utili di prima.

ALBERTO SCARAMUCCIA

© RIPRODUZIONE RISERVATA


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