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Cento anni fa la prima "spezzina" della Tosca al Politeama

di Alberto Scaramuccia

una storia spezzina
Cento anni fa la prima "spezzina" della Tosca al Politeama

- Se mi chiedeste come gli antenati trascorsero l’ultimo dell’anno di cento anni fa (la mia mania dei numeri tondi alle feste comandate), risponderei che non se lo passavano proprio bene.
Infatti, secondo quanto attestano le fonti che poi sono gli antichi periodici spezzini (i giornali in ogni epoca costituiscono lo specchio della società che li produce) i reduci erano disoccupati, gli orfani erano tanti e c’era il problema della riconversione dell’industria di guerra che, fiorente nei giorni del conflitto, faticava assai a convertirsi in produzione di pace. Questo era problema che allignava in tutto il Paese, non era una peculiarità del Golfo, ma come vivevano l’ho sentito ripetere tante volte dai nonni e immagino come lo vissero i miei genitori bambini che non posso non metterci l’accento sopra.
Il Politeama inaugura l’anno con la Tosca, l’opera di Puccini che diciannove anni dopo la prima rappresentazione a Roma viene rappresentata per la prima volta alla Spezia: già questo mostra quante fossero le difficoltà finanziarie per allestire un lavoro del genere sulle sponde del Golfo. Magari non ci pensiamo mai ma anche fare cultura costa.
L’opera, comunque, fu molto gradita e a me viene da pensare anche se non sta scritto da nessuna parte, che nel dramma della povera Floria e dell’amico pittore gli Spezzini in qualche modo si rivedessero. Anche loro erano stati illusi con promesse che poi erano state ampiamente disattese e forse, come l’inganno di Scarpia, lo si sapeva già fin dall’inizio.
Resta da vedere chi per gli antenati avesse recitato la parte che nel melodramma è interpretata dal capo della polizia papalina. I partiti sono in movimento proprio per additare le responsabilità altrui e mentre i leader di socialisti e anarchici chiamano le folle in piazza, l’Onorevole Cerpelli, grande uomo d’industria, mostra le sue ragioni nei salotti e si propaganda il Prestito della Pace, ennesima richiesta di quattrini.
Sta di fatto che il costo della vita è in continuo aumento e il Municipio è costretto ad emanare un calmiere che regolamenti i prezzi dei generi di prima necessità. La cosa strana è, però, che quel provvedimento regola soltanto i costi di frutta e verdura: carne, pesce, farina e uova non sono comprese nell’elenco degli alimenti di cui si vogliono contenere i costi. Viene da pensare che di cibo di quel genere ce ne fosse davvero poco: calmierarli avrebbe fatto sparire dal mercato anche l’esigua quantità disponibile.
Però si festeggia ugualmente l’arrivo del nuovo anno come faremo anche noi dopodomani: il nuovo che non si conosce aspettiamo sempre qualcosa.

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