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D'Azeglio e quelle previsioni sbagliate sulla contessa di Castiglione

di Alberto Scaramuccia

D'Azeglio e quelle previsioni sbagliate sulla contessa di Castiglione

- La Contessa di Castiglione, al secolo Virginia Oldoini, è una delle poche figure storiche ad essere entrate nella nostra povera epica anche se il successo presso di noi è dovuto più ad un fortunato sceneggiato televisivo che al passa parola con cui le generazioni anziane trasmettono ai nipoti le storie del proprio territorio.
A consolidare il mito della bellissima contribuisce anche Ubaldo Mazzini che nel dicembre del ’20, quasi un secolo fa, scrive su Il Tirreno per ricordare l’indimenticabile Nicchia, come la chiamava il nonno materno che primo usò quel nickname abbreviando il Virginicchia con cui la vezzeggiava.
Mazzini fra archivi e roba del genere era di casa per cui non ci stupiamo se nell’articolo riesuma (è il primo a farlo, l’amico Poggiolini lo riprenderà quattordici anno dopo) la testimonianza del Generale Della Rocca, aiutante di campo di Re Vittorio Emanuele. Questi ricorda quanti bei cortigiani, attratti dalle di lei grazie, si affollassero, come api sul miele, attorno alla sedicenne Nicchia quando nel 1853 la famiglia reale soggiornò sul Golfo per le bagnature estive.
Ancora più interessante è la citazione di una lettera inedita, tuttora poco nota, che Massimo D’Azeglio scrive nel ’54 alla moglie Luisa descrivendole come quasi trionfalmente Virginia fa il suo ingresso a corte a Torino.
D’Azeglio conosceva già da qualche anno gli Oldoini, incontrati in due soggiorni spezzini alla fine degli anni Quaranta, ma non è per questo che Nicchia lo impressiona. La sua testimonianza, ritrovata dall’Ubaldo fra documenti inediti posseduti da un amico romano, precisa in una lettera che “l’incontro della Ninì Oldoini nella Società di Torino, compresa l’inclita guarnigione, è stato massimo”.
La sua bellezza, continua Azeglio, abbaglia al punto che le cattive lingue, essendo impossibilitate a dire che era brutta, non avevano trovato altro espediente per screditarla che il raccontare che era “scontrosa”. Ma era solo diceria di invidiose e Nicchia “al ballo di corte, fra lo splendore degli occhi e quello dei brillanti, attirava gli sguardi come gli specchietti attirano le allodole”.
La missiva termina con due previsioni che Azeglio formula: che l’appena celebrato matrimonio di Virginia con il conte di Castiglione funzionerà e che si addiverrà ad un accordo fra Francia e Inghilterra da una parte, e Russia dall’altra sulla questione turca.
Mazzini termina l’articolo commentando sarcastico che Azeglio non ne imbrocca una. Ci fu la guerra e la si combatté in Crimea, e Virginia passò le Alpi per altro teatro ché quello di Torino non le sembrava abbastanza vasto.

ALBERTO SCARAMUCCIA

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