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Dickens e il soggiorno in una "ghostly inn" spezzina

di Alberto Scaramuccia

Dickens e il soggiorno in una "ghostly inn" spezzina

- Charles Dickens nell'estate del 1844 lascia Londra per un viaggio in Italia che terminerà l'anno seguente e che racconta in “Immagini dall'Italia 1844-45”.
Festeggiato l'arrivo del '45 a Genova, la lascia appena passata la metà di gennaio per vedere le cave di marmo di Carrara. La stagione non è ideale per affrontare lo spostamento che è scomodo. Valica il Bracco in carrozza (allora non c’era ancora l’autostrada) incappando in una giornata di nebbia e pioggia, entrambe fitte. Arriva al Magra, ma è in piena. Al tempo non c’erano ponti e il traghetto non va. Obbligato a rimandare il passaggio, Dickens fa dietrofront e si dirige alla Spezia dove sosterà una notte: fermata non prevista, ma obbligata dalle circostanze. Lo scrittore prende alloggio in un albergo di cui non conosciamo né il nome, né l'ubicazione. Di certo non era il Croce di Malta: né quello di via Prione ancora non attivo, né quello di via Chiodo (la Fondazione) che allora si cominciava a costruire. Dickens si ferma solo una notte, ma il pur breve soggiorno gli basta per dire com'è bello il Golfo e come stanno bene le fantele spezzine che portano un cappellino da bambole in paglia inclinato sul capo.
Ma la cosa più interessante dello scarno resoconto spezzino dello scrittore inglese, è la descrizione della locanda dove alloggia e che dice essere animata da presenze, tema caro allo scrittore (si pensi al Canto di Natale appena scritto con gli spiriti che visitano Ebenezer Scrooge).
Invero, l'unica traduzione italiana del libro di Dickens rende le due parole (ghostly inn) con cui lo scrittore descrive il suo alloggio, come albergo popolato da fantasmi.
Detta così sembra che lo scrittore abbia passato la notte in compagnia di spettri. Sono convinto, invece, che Dickens abbia voluto dire che del borgo sperduto quasi al confine degli Stati Sardi, aveva compreso la realtà del vissuto che ancora si manteneva per i segni prodotti da presenze antiche nel tempo. Aveva capito che la Spezia, ancora paesone tutto da costruirsi, aveva una sua storia che gli balzava fuori così potente da procurare ancora emozioni ed impressioni. Solo così ci spieghiamo perché ricorda così bene il luogo in cui sosta solo poche ore. Eppure la Spezia era allora solo un borgo ridotto nelle dimensioni, tanto trascurabile che Dickens neppure vi aveva progettato la tappa cui fu obbligato dagli eventi. Si fermò meno di un giorno, ma comprese che cosa la Spezzia (Dickens così ne scrive il nome) aveva alle spalle.
Così sorge spontaneo chiedersi quanto oggi recepiamo del nostro passato pur avendo tanto più “materiale” a disposizione, e perché.

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