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Diplomazie al varo

di Alberto Scaramuccia

Diplomazie al varo

- Il fine estate del 1890, 125 anni fa, fu significativo per la Spezia.
Il 20 settembre, ventesimo della presa di Roma, la corazzata Sardegna conobbe le onde. Fu quello il primo varo mediaticamente importante di una nave costruita in Arsenale. Ce n’erano stati di altri; quello del Doria era avvenuto cinque anni prima, ma nessuno aveva mai rivestito l’importanza di questo che si tenne nel settembre. Basti pensare che in una città di circa 43mila abitanti, intervengono 100mila turisti. Con le cifre è facile cadere nell’esagerazione, ma, pur facendo l’opportuna tara, si tratta di un numero sbalorditivo che impressionò tutti fuorché il commercio che fece affari d’oro.
In realtà, il varo si sarebbe dovuto effettuare domenica 21 alla presenza del Re, ma, siccome alla cerimonia presenziano le rappresentanze navali francesi ed inglesi, Austria e Germania, potenze allora alleate, brigano ché la festa si anticipi a sabato 20 quando il Re è impegnato da un altro inderogabile appuntamento. Mancando la sua augusta presenza, si toglie un po’ di valenza politica alla presenza delle navi di Francia ed Inghilterra impegnate nell’alleanza contrapposta a quella che legava l’Italia agli Imperi Centrali. Così nel Golfo si agitano silenziose, ma ben visibili le diplomazie europee impegnate in una lotta accesa per affermare la supremazia della propria Nazione nel grande gioco dell’epoca.
Invece, nella data stabilita, domenica 21, si pose la prima pietra del porto. Calata nel giorno previsto là dove il Cappelletto scende in mare, fu la vittoria del’ampia parte di città che, Paita in testa, voleva che l’economia locale non avesse quale punto di riferimento solo il militare. Era stata una lotta lunga questa che l’imprenditoria spezzina condusse e vinse. Se oggi scendono i crocieristi, non si scordi che tutto ebbe inizio quel giorno di un secolo e un quarto fa.
Allora, si svolse anche un avvenimento inconsueto. Per raccogliere fondi per gli orfani dei maestri, nelle scuole di via Cernaia si tenne l’Esposizione Umoristica, degli eventi scherzosi che s’accompagnarono ad una mostra “seria” di pittori locali. La cosa più esilarante fu una rappresentazione farsesca dell’Otello verdiano con Gamin e Fritz nei panni del Moro e della sua sposa: due giovanotti scavezzacolli che al secolo facevano Ubaldo Mazzini e Federico Paganini.
Intanto, infuria la lotta politica con un’Amministrazione che sta a gallo per miracolo. Le due parti politiche allora contendenti avevano la stessa forza in Consiglio Comunale e l’alleanza che s’è resa necessaria, traballa in continuazione.
Finora su queste cose mai s’è detto in forma monografica. Tuttavia, senza una conoscenza accurata, è difficile comprendere l’evoluzione delle cose. Per questo, era opportuno definire una tessera fondamentale per la composizione del grande puzzle.
Ho cercato di farlo con “Diplomazie al varo - Intrighi politici nel Golfo”, libro che l’assessore Basile mi presenta al CAMeC il prossimo venerdì 6 alle 16.00. Vi aspetto puntuali e numerosi. Grazie.

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