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Gli scavi di Costa di Murlo e uno straordinario ritrovamento archeologico

di Alberto Scaramuccia

una storia spezzina
Gli scavi di Costa di Murlo e uno straordinario ritrovamento archeologico

- Alla fine degli anni Sessanta dello scorso secolo iniziò a manifestarsi anche nel nostro territorio la tensione abitativa: i giovani non volevano più abitare come una volta con i genitori e si mettevano alla ricerca di case che non c’erano. Per questo si cominciò a costruire, ogni spazio vuoto diventava immediatamente utile e lì si cominciava a scavare per gettare nuove fondamenta. Nel 1968, durante uno di questi scavi, sulla Costa di Murlo, la località sopra Pegazzano, ci fu uno straordinario ritrovamento archeologico. Non era intervenuto Indiana Jones, era stato solo il caso a determinare le scoperta.

Fra una botta di ruspa e un colpo di piccone saltò fuori una tomba a cassetta ad incinerazione: un box in cui delle lastre di pietra funzionavano da pareti e da covercio. La scatola conteneva i resti combusti di una persona che nell’ultimo viaggio aveva portato con sé anche gli oggetti personali. Costui doveva certo essere un personaggio importante perché l’arredo funerario, oltre a fibbie e vasellame, comprende un elmo, accessorio che non tutti potevano permettersi. Sia questo cappello, un bellissimo esemplare in bronzo del tipo “a fantino” con alette laterali mobili per proteggere le orecchie e una simpatica pallina alla sommità (era il pon pon dell’epoca), che gli altri reperti ci fanno capire che nella
sepoltura riposava un guerriero.

Infatti, a vegliare sul sonno eterno fanno vigile guardia una spada e le cuspidi, cioè le punte, di una lancia la cui lunga estremità serviva a rintuzzare, tenendola lontana, l’offesa nemica e di un giavellotto pronto ad essere scagliato nell’attacco con il suo terminale più corto. Ovviamente, quei due puntali s’innestavano su altrettante aste lignee che non vengono collocate nell’urna perché destinate inesorabilmente alla decomposizione. La cosa interessante, oltre alla bellezza dei reperti che si sono conservati in eccellente stato, è che tanto l’elmo quando la spada sono stati resi inutilizzabili. L’uno si presenta appiattito su se stesso, quasi schiacciato; l’altra è ripiegata in due.

Il perché è, secondo me, duplice. Da una parte, c’è una motivazione metaforica: lo strumento che aveva accompagnato la vita e le gesta del guerriero viene fatto morire come il suo padrone. D’altro canto, esiste anche una spiegazione molto più banale. Rendere inservibili quegli oggetti era proibire di fatto l’accesso ai razziatori di tombe: a che cosa sarebbe valso, infatti, perdere tempo per cercare e scavare una sepoltura priva di materiale da riciclare? Così oggi tutto quel che resta può riposare in pace nel Museo del Castello: da vedere.

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