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Il “Masso del diavolo” e la sentenza di Mazzini: "Al Parodi è stato portato"

di Alberto Scaramuccia

una storia spezzina
Il “Masso del diavolo” e la sentenza di Mazzini: "Al Parodi è stato portato"

- Anche se molti sono convinti che fossero i giocattoli preferiti di Obelix, i menhir rappresentano tuttora un grande enigma che interessa anche la nostra zona. Infatti, sul Parodi, nella palestra nel verde, ce n’è uno di quasi 250 centimetri che, sormontato da una croce, si erge maestoso in piedi. In bretone, infatti, menhir significa pietra dritta, ma gli abitanti del posto lo chiamano “Croce di ferro”, nome con cui identificano anche l’area in cui sorge per la croce che quella grossa piramide irregolare porta al suo vertice.
Tuttavia, il menhir nostrano porta anche il nome molto più terrificante di “Masso del diavolo”. Circolano, infatti, non poche storie che raccontano come al demonio piaccia apparire nelle notti buie e tempestose ai viandanti sprovveduti che, miserelli ed incauti, non si riguardano dal gironzolarvi attorno. Ed è famosa anche l’avventura di una donna che passando da lì, sentì scaturire dal masso voci, suoni ed inviti sì che le venne una voglia sfrenata ed incontrollabile di mettersi a ballare sfrenata: come dire, le Scarpette rosse di Andersen in salsa giasea.

Il pietrone lo studiò nel 1922 Ubaldo Mazzini che rilevò alcune cose. Il mega ciapòn è di pietra serena, un tipo di arenaria non del luogo. Ciò significa che venne portato dove sta da secoli, anche se non da molto distante perché il trasporto per i monti era difficoltoso. Che venne posizionato in forma dritta lo notò da altre pietre messe sotto a sostenerlo. Infine, evidenziò che non si trattava di un masso singolo, ma era accompagnato da due compari: uno rovesciato posto accanto ed un altro poi utilizzato per farne lì davanti una panchina. Questa veniva utilizzata come “posa”, cioè luogo su cui i contadini appoggiavano il carico portato sulla schiena per dare un po’ di sollievo alle stanche membra.
Però, conclude l’Ubaldo, non era possibile definire da dove provenisse il masso, né quando era stato portato, né, soprattutto, da chi. Lui lo chiama menhir cristianizzato per la presenza della croce, uno dei tanti fenomeni del sincretismo, il mantenersi di tradizioni religiose antiche e consolidate nel passaggio da un culto ad altro nuovo e diverso che soppianta il precedente mantenendone però alcune caratteristiche troppo radicate per essere cancellate.
Oggi si pensa che il “prione” di Tramonti derivasse la sua funzione da un culto del sole ancestrale e primigenio per cui serviva da calendario astronomico per regolare i lavori agricoli. Infatti, il 21 giugno, solstizio d’estate (ormai ci siamo), il menhir proietta la sua ombra proprio al centro della panchina che gli sta dirimpetto.

Post Scriptum - Venerdì 21 giugno, solstizio d’estate, il CAI la Spezia in collaborazione con il Museo Etnografico Luigi Podenzana organizza una spedizione al menhir. Per info, telefonare a Alessandro Bacchioni, 3471634537.

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