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Il Montetto e la new economy del primo Novecento

di Alberto Scaramuccia

una storia spezzina
Il Montetto e la new economy del primo Novecento

- Il 28 ottobre del 1922 ci fu la marcia su Roma e cinque anni dopo si ricordò la data con un avvenimento che fu veramente epocale. Il già collaudato regime usò il fatto per propagandare le sue virtù, ma in realtà si trattava di un’opera che gli Spezzini aspettavano da decenni. In quel giorno di novantadue anni fa domani si realizzò un sogno: tagliare l’ultimo sperone di roccia che dall’alto di Cristo Re calava fino a lambire le onde: l’odierna piazza Europa non esisteva ché al suo posto vedevi l’ultima propaggine di un rilievo che fino ad allora aveva diviso il territorio spezzino, vero e proprio separé naturale, in due parti assolutamente a sé stanti.

Noi oggi lo chiamiamo Cristo Re per la Cattedrale, ma quando andavamo là a giocare a pallone era il Montetto e prima ancora portava il nome di rocca dei Cappuccini per il convento che quei bravi padri avevano lì eretto a metà del Cinquecento. Ma prima ancora era il capo di ferrara per la presenza del minerale patronimico.
Poi i cappuccini furono sloggiati dall’autorità statale che sulla rocca installò una batteria: cominciavano le grandi manovre in vista dell’Arsenale. Ma rimase il nome di rocca dei Cappuccini per cui la porta daziaria che si apriva ai suoi piedi, fu chiamata porta Rocca, nome ancor oggi quasi mitico di un mondo ormai disperso che resta solo nella toponomastica.
Le fotografie che dipinse Agostino Fossati e le mappe topografiche ce lo mostrano come dorsale bifida che dall’alto piombava al mare. Ma era un ostacolo per ogni cosa. La comunicazione riusciva veramente faticosa ché si scollinò per erti sentieri finché non si fece, e con quali difficoltà, una strada che lo costeggiava alla base, stretto fra mare e onde.
Comunque, la strada fu il primo step per baipassare la barriera.

Quando poi con l’Arsenale il paesone si fece città, fu logico pensare ad instaurare un miglior rapporto con il territorio di levante dove era solo campo fino a Migliarina per la cui parte a mare (il Canaletto) non erano in pochi ad immaginare un brillante futuro industriale.
La new economy di quel primo Novecento (ogni epoca ha le sue novità) imponeva un collegamento più facile e veloce, un po’ come quando si bucò per la Spallanzani. Si fecero commissioni e si chiesero pareri per risolvere il problema del colle che sembrava insuperabile enigma. Si pensò anche di aprire un tunnel per superare l’inghippo, ma alla fine prevalse lo sbancamento.
È da questo percorso che prende vita la piazza Italia che poi divenne Europa, ma attenzione: ancora nei primi anni Cinquanta con lo slargo finiva la città e cominciavano i campi.

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