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Il funerale di Percy Bisshe Shelley

di Alberto Scaramuccia

una storia spezzina
Il funerale di Percy Bisshe Shelley

- Sono passati quasi due secoli, da quell’8 luglio del 1822 quando davanti a Viareggio Percy Bisshe Shelley colò a picco sulla nave che lo riportava a San Terenzo dove abitava. La cosa suscitò scalpore in tutt’Europa e la notizia si diffuse con incredibile velocità. Shelley era ben noto: a chi l’apprezzava ed a quanti lo denigravano. Ribelle e anticonformista per gli scritti e lo stile di vita che conduceva, scandalizzava i benpensanti quanto piaceva a chi condivideva la convinzione che al mondo nuovo che s’intravedeva (c’è sempre all’orizzonte un mondo nuovo) servivano nuove regole. Quando il mare restituì il suo corpo, una pira consumò i poveri resti: un funerale degno di un eroe greco ma anche, più banalmente, quanto le leggi dell’epoca prevedevano per i corpi resi dal mare. Testimoni della triste funzione furono gli amici Lord Byron, Edward Trelawney e Leigh Hunt.

È cosa nota per i tanti che l’hanno ricordata. Ritorno sul fatto per un particolare, forse marginale o forse significativo, ma non sempre rammentato. Lo narra Thomas Medwin, un letterato amico sia di Byron che di Shelley in un libro, "Conservazioni tenute a Pisa" con Lord Byron negli anni 1821 e 1822. Qua dice che non appena le fiamme cominciarono a lambire il corpo di Percy, mentre i cavalli da posta gocciolavano di sudore e Hunt stava disteso nella carrozza vinto dall’orrore, tutto ad un tratto un chiurlo solitario, quell’uccello da palude dal lungo becco, calò sul fuoco roteando giri vorticosi, tanto stretti e sì prossimi al fuoco che lo si sarebbe potuto colpire con una mano. L’uccello continuava imperterrito negli svolazzi incurante della vampa del calore e della presenza degli Inglesi. Sparì quando poi restarono solo ceneri ardenti. Allora Byron si spogliò per cacciarsi in mare e dirigersi verso la nave alla fonda qualche miglio più al largo: si sa quale nuotatore egli fu.

L’episodio poco noto si trova a pagina 258 dell’edizione londinese del 1824 delle Conservazioni. Perché può interessarci questo tassello tanto noto allora quanto completamente dimenticato oggi? Alimentò il mito dell’Eroe bello e trasgressivo che con le sue rime voleva rivoluzionare il mondo imponendo una morale meno rispettosa delle convenzioni che di ogni epoca caratterizzano i comportamenti.
Così ci fu chi vide nell’uccello una presenza demoniaca, ma per altri il mulinello turbinante del chiurlo fu il buon uccello che nelle liriche greche accompagna l’evento. Così pure qua ritroviamo il mito dell’Ellade classica che suggerì all’uno il componimento più bello, all’altro la motivazione per andare a morire a Missolungi.

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