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Il primo Natale dopo la guerra e una pace che faceva paura

di Alberto Scaramuccia

una storia spezzina
Il primo Natale dopo la guerra e una pace che faceva paura

- Siamo a Natale e, come mi capita sempre per i grandi appuntamenti, mi va di andare a come l’evento era vissuto un secolo fa qua alla Spezia. Ebbene, quello del 1918 fu un mix di sentimenti diversi.
Fu il primo Natale di pace dopo i precedenti drammatici tre trascorsi nell’angoscia. Le preoccupazioni che albergavano nei pensieri di ogni antenato, non hanno ora più motivo d’essere. La grande paura è andata via, il Tricolore sventola radioso, le famiglie si riuniscono di nuovo attorno al desco per la tradizionale cena. Ma non si pensi ad una tavola trionfante: la guerra ha lasciato segni impietosi sui borsellini, per non dire dei posti vuoti. Tanti non ci sono più, tanti mancano: l’Esercito non ha ancora smobilitato, non tutti i prigionieri sono tornati, per i dispersi si agita la tenue fiammella della speranza, ultima consolazione. Ma, in ogni caso, è sempre meglio del Natale precedente che s’era consumato nell’ansia e nello smarrimento collettivo dopo la rotta di Caporetto.
Ora si fa festa, quei giorni sono fortunatamente lontani, si cerca di far tornare il sorriso sulle bocche, specie quelle degli orfanelli da cui mai nessuno degli antenati distrasse lo sguardo.

Mangiarono felici a Natale e almeno quel giorno scordarono il futuro. E già perché tutti qua, come nel resto del Paese, s’interrogavano ansiosi sui giorni a venire. Chi c’era allora aveva ben chiaro che nulla sarebbe stato più come prima. La guerra era stata un tornante storico, una strettissima curva a gomito che prima di girarla ignori che cosa troverai davanti a te e dopo, che non vedi che cosa ti sei lasciato alle spalle, c’è un panorama mai conosciuto prima.
La guerra non aveva sparigliato le carte in tavola, aveva proprio cambiato il modo di giocare. Nulla era più uguale e s’affacciava minacciosa la paura di un mondo nuovo, troppo diverso. Erano destinate a salire alla ribalta le energie che il conflitto aveva liberato. Dalla massa dei combattenti, alle donne che avevano sostituito gli uomini sul lavoro, tutti reclamavano lo spazio conquistato con il sacrificio.

In più, ed era questione drammatica che riguardava lo Spezzino, c’era il problema della riconversione industriale e a chi spettava pagarne i costi. Tanto aveva girato nei tre precedenti drammatici l’industria di guerra spezzina, tanto ci si chiede come sarebbe andata a finire ora che le armi non servivano più come prima. Più o meno consapevolmente, ognuno aveva la percezione che la pace avrebbe portato giorni bui. Ma Natale, almeno per la sua giornata, riuscì a rimuovere quei pensieri angosciosi. Ora, buon panettone a tutti!


Alberto Scaramuccia

© RIPRODUZIONE RISERVATA


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