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Il rinforzato sulle tavole natalizie e nella storia

di Alberto Scaramuccia

Il rinforzato sulle tavole natalizie e nella storia

- Uno dei prodotti che maggiormente hanno fatto conoscere il nostro territorio nel mondo, è sicuramente lo sciacchetrà. È un brand, come si dice oggi, protetto e che ogni tanto è oggetto, come è accaduto anche in tempi recenti, di disputa per stabilire quali siano le uve veraci che possano attribuire al prezioso liquido ambrato le proprietà che lo rendano degno dell’attribuzione del marchio protetto e della conseguente certificazione che ne garantisce la qualità sopraffina.
Dichiarandomi incompetente al proposito, posso solo ricordare che ogni tanto nella storia lo sciacchetrà fa capolino ed interviene sulla scena per impreziosirla con la sua presenza. Sono episodi che mi è già capitato di rammentare anche su questa rubrica: la fama che circonda lo sciacchetrà già in tempi distanti o episodi curiosi come l’offerta di bottiglie in cospicuo numero per i feriti nella Terza Guerra d’Indipendenza che finiscono però sulla tavola dell’Altezza Reale che avrebbe dovuto invece provvedere alla sua distribuzione. Quante volte poi abbiamo letto della vera e propria passione che Giosué Carducci, Giovanni Pascoli, Renato Fucini, Severino Ferrari nutrivano (è proprio il verbo giusto) per quel vino che gustavano nella mescita di Luigi (ma per tutti Gigio) Bonati, oste in piazza Verdi sempre pronto a scambiare un goto de vin bòn con qualche bella rima. A quei tempi lo sciacchetrà, nome sulla cui origine circolano due o tre ipotesi, lo chiamavano più semplicemente rinforzato: forse per stoppare alle origini ogni qualsiasi questione etimologica, o forse perché quella denominazione che non si soffermava sull’origine, ne sottolineava la consistenza e la capacità che quella bottiglia ha, di agire con potenza sullo spirito di chi lo assapora.
Come che fosse, avere in casa quel prezioso prodotto delle nostre uve che il sole annaffia e il salino delle onde scalda, è come tenere dei gioielli pregiati che per essere sicuri, è sempre meglio assicurare: per ogni evenienza e a scanso di rischi che non manca mai la mano pronta ad involarli.
Successe così anche cento anni fa quando da un paio di cantine di Tramonti svanì, forse per colpa della stessa mano, un bel gruzzolo in rinforzato: una damigiana di 25 litri in una di quelle enoteche, addirittura 125 litri nell’altra. Ed in questa completarono l’opera facendo sparire anche un piccone ed un paio di forbici.
Incapace di decifrare quale collegamento possa essere fra questi due arnesi e lo sciacchetrà, posso solo spiegarmi la sparizione del vino, con la vicinanza del Natale. Forse, chi compì un atto tanto malandrino, voleva solo passare delle feste felici con i suoi cari e, perché no, anche con qualche amica. Meglio pensare questo, piuttosto che volesse lucrare sulla fatica altrui. Direte che la mia è ipotesi abbastanza improbabile, ma siamo vicini alla ricorrenza forse più cara dell’anno. Pensiamola così, alla volemose bene, e scambiamoci gli auguri alzando i calici. Ma, attenzione, prima riempiamoli con il rinforzato!

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