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Il totem di Basaldella

di Alberto Scaramuccia - Storie dell'Umbertino, 2

Il totem di Basaldella

- Spesso scrivo di piazza Brin, non per dirne dello stato oggi che quartiere umbertino è sinonimo di cose spiacevoli, ma per ricordare il microcosmo quasi rusticano che le dava vita. Campionario di varia umanità, ma di identica estrazione sociale, erano tante persone che fra un'imprecazione e un'avemaria si agitavano nel vortice che la fontana agitava attorno alla piazza, ombelico, se non del mondo, almeno del popolo piazzabrinense.
In quella atmosfera sono cresciuto, essendo nato nell'edificio che ospita la Chiesa Evangelica Battista che dalla piazza dista l'attraversamento di via Milano.
Se in piazza mi ci portarono nel passeggino e poi mi ci accompagnarono per mano e poi ci sarei andato da solo a giocare con gli altri bimbi, confesso che, per quanto mi sforzi, non riesco a ricordare che aspetto avesse quel grande giardino con panchine, prima che domenica 6 maggio 1956 s’inaugurasse la fontana. L'unica cosa che mi viene a mente prima di quella data, è la grande ed alta staccionata in legno che circondava il cantiere ad impedire che occhi estranei curiosassero per vedere quanto doveva restare nascosta fino a che non lo si potesse finalmente svelare. Come l'abito della sposa, sorpresa doveva essere e sorpresa fu quando una folla di ohhhh perplessi, stupiti e meravigliati accompagnò il velo che cadeva a mostrare il monumento che non impiegò molto per diventare emblema dello slargo e dell'umanità che vi si raccoglieva ai piedi.
Quel muro di legno fino all'inaugurazione fu barriera più atroce di ogni altro muro che, di ben peggiori dimensioni, avrebbe poi turbato le nostre coscienze. Ma allora quel blocco indispettiva noi bambini che, interrompendo per lunghi attimi curiosi le nostre corse di cowboys e indiani, ficcavamo gli occhi fra una feritoia e l'altra della palizzata a sbirciare, a indovinare che cosa ci fosse dietro. Ma invano. Saremo rimasti a bocca, anzi occhi asciutti fino a quando il sindaco Varese non aprì alla vista di tutti la fontana. Se per il suo aspetto fu oggetto dei discorsi dei grandi, devo dire che non toccò mai le chiacchiere di noi bambini. Non fummo mai interessati alle questioni estetiche che l'opera di Basaldella poneva; preferivamo immaginarla come un grande totem al quale i pellirossa non avrebbero però mai legato nessun viso pallido.
Presto le polemiche su questa arte moderna che aveva fatto irruzione in piazza Brin, cessarono, così come si allontanò la memoria dell'aspetto della piazza prima. Restano le immagini, vecchie foto, che ci mostrano il percorso compiuto: la chiesa originariamente senza cupole sui campanili, le prime piante, le prime panchine, e sempre un grande buco al centro che solo la fontana avrebbe colmato.
Ma che cosa facevano lì in mezzo? Per esempio, ci si esibiva l'uomo sul filo, o ci andavano i baracconi o i carri del Circo, e riscuotevano successo perché la piazza era vissuta, era centro di aggregazione, di amicizia, di crescita comune, tutte caratteristiche che credo oggi si mantengano con difficoltà.

(Continua...)

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