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La Spezia porto d'imbarco di stirpe reale

di Alberto Scaramuccia

La Spezia porto d'imbarco di stirpe reale

- Nel 1533 la quattordicenne Caterina figlia di Giovanni dalle bande nere, ramo cadetto dei Medici, sposò il coetaneo Enrico di Valois, secondogenito del re di Francia, la cui corona era retta da pochi anni dal ramo cadetto degli Angoulême. Nozze fra giovani, come s'usava allora, e negoziate dallo zio Papa Clemente VII Medici che cerca la pace con Parigi bisognosa da parte sua della dote della giovane. Ma Caterina non sarebbe divenuta regina dei Francesi se la morte improvvisa del cognato non avesse elevato il marito al rango di Delfino.
Per noi è interessante sapere il cammino che la giovanissima Caterina fece per raggiungere Parigi dalla natia Firenze. La prima parte del viaggio fu compiuta via terra, ma Caterina raggiunse la Francia per mare, scendendo nella nuova patria a Marsiglia essendo partita, e qua sta il bello, proprio dal piccolo borgo marinaro della Spezia che allora era Spedia.
L'ospite era illustre e riceverla fu grande onore. La accolse Giambattista Biassa, discendente di Baldassarre, l'esponente più famoso della famiglia. Un quadro spesso riprodotto, raffigura l'incontro della giovane nobildonna con i maggiorenti spezzini. Opera di Luigi Agretti, un pittore spezzino che ci ha lasciato molto, il dipinto raffigura l'arrivo di una piccola corte altolocata che è omaggiata da una nobiltà minore sullo sfondo delle Apuane un po' innevate e del Golfo brulicante di vele. Ad attendere la futura sposa, infatti, era stata inviata, al comando del Duca d'Albania, una flotta che l'avrebbe sbarcata sulla costa francese.
Le cronache non ci dicono quanto Caterina gradì il soggiorno spediense, quali piatti le proposero per farle apprezzare la cucina locale, né sappiamo se, quanto e quando l'altezza reale ricordò la notte passata alla Spezia, ma un particolare che la cronaca è prodiga nel dire, mi induce a pensare che la sua venuta non suscitò l'entusiasmo dei nostri antichi antenati.
La giovinetta, infatti, dormì nel palazzo dei Biassa. Oggi l'edificio ospita la sede della Carispezia, ma al tempo era molto più ampio dato che l'immobile subì grandi riduzioni e modifiche quando si aprì il corso Cavour. Ebbene, per renderle gradevole il sonno, sul suo letto si stesero lenzuola di tela nuove di zecca che la comunità locale offrì alla giovane principessina. Siccome era il modo che s'usava allora per pagare le tasse, penso di essere nel giusto se affermo che agli antichi Spezzini spiacque il dover aprire il borsellino per far dormire meglio l'ospite. Non succede forse così ogni volta che dobbiamo pagare un'imposta? Anzi, sono quasi sicuro che magari le avranno augurato di fare sogni d'oro, ma sotto sotto speravano per lei una notte da incubi!
Al di là di questa mia malignità, resta la considerazione che il porto spezzino doveva godere di una indubbia buona reputazione se vi si mandava per imbarcare un'ospite di tale caratura e, soprattutto, una flotta con insegne reali. Ma solo pochi anni dopo il Golfo avrebbe accolto una squadra ancora più grande: ne diremo.

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