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La chiesa dimenticata fra il Lagora e San Vito

di Alberto Scaramuccia

Una storia spezzina
La chiesa dimenticata fra il Lagora e San Vito

- In libri ed articoli ho spesso ricordato le quattro chiesette che nella Spezia d’antan stavano nella grande distesa fuori di porta Biassa. Intitolate tutte alla Madonna (nell’ordine: degli Angioli, della Lagora, di Loreto e dello Starolo, un fiumetto che scendeva dalla alture) costituivano un’area sacra, presidio religioso da tempo immemore. Zona consacrata alle divinità delle acque, era stato poi incorporato nel nuovo culto cristiano che aveva soppiantata l’antica religione pagana. Un fenomeno di sincretismo, quindi, ma soprattutto il conservarsi di convinzioni ancestrali radicate nella convinzione delle virtù salutari dei rigagnoli che dalle alture che racchiudono la conca calavano a valle per irrorare la piana.
Un’antica devozione, insomma, ma il credo primigenio distante nei secoli non le preservò dalla demolizione imposta dai superiori interessi dello Stato che volle il mare dove fino ad allora era stata terra colta.
Niente di nuovo, ripeto, ma è la premessa per rammentare un’altra chiesetta cui, oltre allo smantellamento, la sorte previde anche la cancellazione della memoria.
Anch’essa intitolata alla Madonna, questa volta del porto per la prossimità ad uno scalo posto fra la foce della Lagora (grosso modo dov’è oggi il Circolo Ufficiali) e il paese di San Vito: si trova perciò in un’area davvero nevralgica per l’impianto militare che si doveva erigere.

La chiesetta fu tirata giù lunedì 21 marzo 1864, siamo a 155 anni fa, e l’articolo che ne dice esce nella stessa data cinque anni più tardi. Sotto il titolo “Effemeridi del Golfo di Spezia”, è anonimo, ma l’autore è un riconoscibilissimo Agostino Falconi che del territorio fu il primo storico moderno.
Egli ci dice che la chiesetta “sorgea sovra il porto ossia al seno della chiastra” che esisteva fra il convento dei Francescani ed il capo della Castagnola a San Vito. Chiastra, inusuale parole, deriva (seguo un suggerimento di Paolo Bertini) dal latino claustra che significa anche sbarramento: un impedimento fra il convento e San Vito alle cui spalle stava l’antico porto che, quando andò in disuso, fu presto colmato dalle torbe dei canali. Ma negli orti vicini Falconi vedeva ancora pietre di arenaria forate per l’ormeggio, per i cui diritti d’ancoraggio ci fu accordo fra le comunità di Spezia e Fabiano, un atto rogato dal Notaio Del Santo il 22 settembre 1722.
La chiesa era lungo la strada costiera che “portava alla vicina Tigullia”. Questa per Falconi era la mitica città matrice dello sviluppo del territorio e, per avvalorare la sua ipotesi, riporta anche un verso di Persio.
Ma non so quanto ci azzecchi.

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