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La nascita dei Fasci e il cambio di rotta squadrista

di Alberto Scaramuccia

Una storia spezzina
La nascita dei Fasci e il cambio di rotta squadrista

- Qualche giorno fa pure qua ha fatto notizia il centenario della Costituzione dei Fasci italiani di combattimento con volenterosi fans dell’evento pronti ad affiggere manifesti che zelanti detrattori si sono affrettati a togliere.
Sono sincero e magari deluderò, ma la questione in questi termini non mi appassiona. Mi succede così quando vedo che l’ideologia prende il sopravvento sulla storia che è poi la realtà delle cose successe.
Se si conoscesse che cosa stava dietro ai Fasci che domenica 23 marzo 1919 furono fondati in una sala di piazza San Sepolcro a Milano e si considerasse la questione per quello che fu, forse tanta animosità verrebbe meno. Il fatto è che, purtroppo, la storia è spesso utilizzata come strumento di governo e quindi di propaganda politica, cosa che porta alla deformazione del reale: fenomeno sempre successo, nessuno ne è esente.
Sono andato a rivedere quanto successe qua (come penso dappertutto) nel 1929 quando di quella data si celebrò il decennio. La stampa locale parla di una folla straripante e le foto conservate mostrano una marea di camicie nere che inneggiano sotto il balcone del Municipio da dove arringa il Podestà Nasalli Rocca spiegando, quella era la strategia del regime, la sua continuità dall’evento del ’19, ma non fu così.
All’assemblea costituiva del ’19 parteciparono non più di duecento persone, in maggioranza sindacalisti rivoluzionari, interventisti democratici, futuristi. Le politiche del successivo novembre confermano la pochezza del movimento dei Fasci, i dati di fine anno dicono che nel Paese si contano 31 sezioni e 870 soci.
La cosa che desta maggiore interesse è il programma sansepolcrista molto opera del liccianese Alceste De Ambris: suffragio universale esteso alle donne; abolizione del Senato; proporzionale alla Camera; nomina di un’Assemblea che decida su monarchia o repubblica; giornata lavorativa di otto ore; minimi di paga; assicurazione di invalidità e vecchiaia dopo i 55 anni; istituzione di una milizia militare con compiti difensivi; politica estera antimperialista tesa a valorizzare l’Italia nel mondo; sequestro dei beni delle congregazioni religiose; antivaticanismo; forte imposta progressiva sulle ricchezze; sequestro dell’85% dei profitti di guerra.
Si può discutere su genuinità o strumentalità delle proposte, ma certo l’impianto è molto differente da quello che sarà poi il fascismo che “svolta” rispetto a San Sepolcro. È lo squadrismo, Grandi e Farinacci in testa, che impongono il cambio di rotta a Mussolini che lo accetta pena la sua defenestrazione.
Ma non si dica di continuità!

ALBERTO SCARAMUCCIA

© RIPRODUZIONE RISERVATA


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