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La propaganda insiste, ma al fronte è una guerra tra poveri diavoli

di Alberto Scaramuccia

La propaganda insiste, ma al fronte è una guerra tra poveri diavoli

- Una delle caratteristiche della Grande Guerra, oltre ad essere moderna e mondiale, è che fu anche globale: coinvolse, cioè, tutta la popolazione. Ignoro se fu il primo conflitto a poter vantare la non bella peculiarità, ma certo fin dall’inizio questa proprietà si manifestò nettamente. I periodici spezzini di cento anni fa rilevano immediatamente questo aspetto sottolineandolo come fatto che connota il conflitto in corso, uno scontro completamente diverso da quelli che si erano manifestati in precedenza.
Certo un ruolo determinante lo gioca, e non solo nel campo degli armamenti, lo sviluppo tecnologico che, come sempre accade, modifica lo stile della vita.
È cambiata la comunicazione che si è fatta molto più veloce e tale da incidere sulle relazioni interpersonali coinvolgendo anche le grandi masse che, anche se distanti dal teatro delle operazioni, diventano in qualche modo partecipi di quanto accade chilometri lontano. È per questo che sulla carta stampata, l’unico mass media del tempo, la propaganda riveste un ruolo sempre più rilevante anche se in maniera indiretta.
Si vedano, ad esempio, le lettere spedite a casa dal fronte a cui i giornali, spezzini compresi, danno molto spazio. Nelle missive ai propri cari, si leggono le difficoltà della trincea, ma accanto alle traversie che vanno in ogni modo affrontate ed ai rischi che inevitabilmente vanno corsi, si manifesta senza sosta l’incrollabile certezza, vera fede adamantina, della vittoria che non può mancare sul nemico che è in ogni occasione dipinto come infido, vile e traditore.
Esemplare a questo proposito è una lettera che Natale M. (taccio il cognome anche se riportato sul Corriere della Spezia del 4 dicembre di cento anni fa), di Migliarina a Monte, caporale del 1° Alpini, battaglione Vall’Ellero, sezione mitragliatrici, invia alla fidanzata. Le scrive che, pur nella precarietà della situazione, s’intrecciano mini relazioni con i fanti nemici, anche loro contrari alla guerra e alla vita nella trincea. Le difficoltà accomunano e il nostro soldatino invita l’austriaco a bere della grappa accanto al fuoco. Entrambi si dichiarano stanchi della guerra e desiderosi della pace, ma quando si tratta di definirla, salta fuori la questione di Trento e Trieste che l’uno vuole e a cui l’altro non intende rinunciare. La chiacchierata amichevole si fa alterco durante il quale l’Austriaco esplode in colpo contro il “taliano” che risponde al fuoco nemico ferendolo. Questi si allontana imprecando il vigliacco mangiapolenta che contraccambia il fante asburgico dandogli del mangia crauti: anche le abitudini alimentari, invece di essere comprese quali definizioni dell’identità dei popoli, diventano motivo di divisione.
L’episodio è solo un esempio della propaganda esercitata dalla pubblicistica locale che vuole descrivere il nemico quale essere indegno contro cui è giusto e legittimo mobilitarsi. Erano invece solo dei poveri diavoli costretti al rischio della vita al pari degli altri poveri diavoli italiani.

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