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La toponomastica come indice di identità

di Alberto Scaramuccia

La toponomastica come indice di identità

- Quanti sono i fattori che concorrono a definire l’identità di un territorio! Ognuno, seguendo la propria sensibilità, sosterrà che è importante conoscerne il passato o lo sviluppo urbanistico o l’economia o ancora il linguaggio o la classe dirigente. In realtà, gli elementi che concorrono a spiegare un’identità, sono innumeri. Ora voglio sottolinearne uno non sempre opportunamente considerato. Dico l’intitolazione delle strade che dipendendo dagli “umori” del momento, consentono di conoscere di quell’unità territoriale formazione, pensiero, consapevolezze, sviluppo.
Così, alla Spezia l’epopea risorgimentale si riflette sulla toponomastica viaria che celebra la dinastia nella convinzione che percorrere una strada intitolata ad un Savoia, corrobori la fedeltà alla Corona. Nella città che si forma dopo l’Arsenale, troviamo vie e piazze intitolati a Vittorio Emanuele, Maria Adelaide, Margherita, al Duca di Genova ed al principe Amedeo: tutti nomi che l’esito del referendum istituzionale immediatamente converte in Gramsci, Aldo Ferrari, fratelli Rosselli e Minzoni, lasciando senza nome lo spiazzo del monumento a Garibaldi dedicato al Re Galantuomo. Ancora più forte è la reazione verso i nomi voluti dal fascismo: viale Italia perde il richiamo a Muti che aveva soppiantato la precedente intestazione Umberto I. Tornano ai vecchi nomi piazza Sant’Agostino nel ventennio dedicata a Mussolini dopo una parentesi in cui era piazza Ferrer, e viale San Bartolomeo intestato a Costanzo Ciano dopo la sua morte.
Ma non è epurazione a 360°, qualche cosa dell’antico permane. Il Palazzo degli Studi di piazza Verdi è tuttora intitolato al principe Umberto, futuro Re di maggio. A che cosa si debba questo, non lo saprei dire. Forse, gli edifici pubblici godono di una minore valenza rappresentativa rispetto alle vie.
Ma le modifiche non dipendono solo da motivi politici, magari il cambio sottolinea solo il momento storico che si vive.
Ciò capita, ad esempio, a via Dante che diventa Gioberti, il pensatore cattolico che fu anche Presidente del Consiglio nel 1848 e che in una delle sue opere più note sparse elogi entusiasti per ciò che la Spezia sarebbe potuta diventare. A Dante toccò poi la piazza di Mazzetta, ma la traversa che da via Prione arriva fino a via Da Passano, prima di portare i nomi del sommo poeta e di Gioberti, era detta ver dietro, il verde che era dietro alla stradina per i tanti orti e giardini che corredavano le case patrizie che colà erano.
A volte, come si vede, l’ambiente ha la meglio sulla politica. Almeno in quella occasione così distante dalla nostra realtà.

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