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La vita avventurosa di Luigi d'Isengard

di Alberto Scaramuccia

La vita avventurosa di Luigi d'Isengard

- Luigi d’Isengard, barone, scomparve cento anni fa. Mercoledì 17 novembre, alla cospicua per i tempi età di 72 anni. Fu persona irrequieta, un post-romantico in cui le passioni si scatenavano. Appena diciassettenne vuole scappare di notte da casa per andare con i Mille, ma una tirata d’orecchi del padre che lo sorprende per le scale, sventa il tentativo. Ma è presto con i bersaglieri a combattere da sergente il banditismo dei poveri cafoni del Sud e poi volontario nella terza guerra d’indipendenza del ’66. Lì rifiuta le spalline da ufficiale affermando perentorio che vuole guadagnarsele sul campo dove è pronto a salvare cavallerescamente la vita ad un ufficiale austriaco sul ponte del fiume Caffaro a Brescia, infischiandosene se chi aiuta è nemico: è una persona e lui non si tira indietro nel dargli una mano. Nello scontro successivo guadagna il grado di sottotenente e quando la guerra ha termine, va a combattere a Creta contro i Turchi da soldato semplice. Ferito, riceve gli elogi del re Giorgio. Poi, ha natura randagia e spirito irrequieto, va a fare l’insegnante a Istanbul e quindi il missionario in Africa. Alla sua città natale fa ritorno nel 1884 quando è devastata dal colera e allora si rinchiude nel lazzaretto da cui esce per ultimo, salvo farci ritorno l’anno seguente per la seconda ondata del contagio. Lascia la tonaca per farsi sacerdote secolare e darsi a quella che era forse la sua massima aspirazione: scrivere. La sua firma figura sul Baretti di Torino, sul Rosmini di Milano, sulla Rassegna Nazionale di Firenze; pubblica poesie e i suoi ricordi dell’Africa, ma soprattutto è grande il suo contributo ad elevare lo stato della cultura alla Spezia. È tra i fondatori del Comitato locale della Dante Alighieri e dell’Università Popolare, associazioni di cui resse la vicepresidenza; dà impulso alla nascente Biblioteca; fonda la scuola normale femminile nell’edificio che oggi ospita il CAMeC e la dirige a lungo. Fra l’altro, chiamò ad insegnarvi un giovane Ettore Cozzani cui fu sempre legato da una viva e sincera amicizia. Ma fu anch’egli docente, prestando la sua attività didattica come insegnante d’italiano alla scuola dei mozzi specialisti del Varignano e nel Liceo Comunale che stava allora dove è oggi la media Pellico.
Fu insomma un grande propagatore della cultura qua alla Spezia e spiace che oggi la sua memoria, garibaldino patriota cappellano, sempre pronto a buttarsi in ogni impresa, non sia viva come a parer mio invece dovrebbe. Ma tant’è: c’entra la trascuratezza, l’impossibilità di rammentare tutto (cosa che è normale che accada), ma non si dimentichi l’ingiuria del tempo che tutto appiattisce sotto la sua patina che ricopre ogni cosa con le sue tante sfumature di grigio.
Ma, se s’imbocca una stradina disadorna che da piazza Garibaldi porta a via Leonardi (medaglia d’oro della Grande Guerra), vedendo la targa a d’Isengard, si mandi un pensiero a chi tanto si operò perché la cultura alla Spezia risultasse utile per i suoi abitanti.

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