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Le prime gonnelle entrano al Ginnasio

di Alberto Scaramuccia

Una storia spezzina
Le prime gonnelle entrano al Ginnasio

- Dopo l’uscita di “Spezia 1918”, il mio libro che chiude la pentalogia sulla nostra città nel primo conflitto mondiale, un lettore mi ha chiesto quale è stato a mio parere l’avvenimento più significativo nell’ultimo anno della Spezia nella Grande guerra.
Io sono convinto che la risposta è contenuta in un breve trafiletto apparso sui periodici locali nel settembre di quell’anno. Sono poche righe in cui troviamo scritto che dall’ottobre del 1918, era ammessa l’iscrizione delle ragazze al locale Ginnasio. Per noi questa è cosa naturale da decenni ma in quell’ultimo anno di guerra ancora tormentato dal rombo del cannone, la notizia suonava come atto rivoluzionario vero e proprio.
Non che alla donna non fosse concesso l’accesso agli studi. L’edificio dove oggi è il Camec e che prima ospitava il Tribunale, cent’anni fa era la sede della Scuola Tecnica femminile, l’istituto dove le femmine ricevevano un’istruzione che le preparava all’inserimento nel mondo lavorativo. Ma ammettere l’altra metà del cielo al prestigioso Liceo Classico voleva dire che si era abbattuto il muro che impediva alla donne di essere classe dirigente. Infatti, l’accesso ad ogni Facoltà universitaria era allora consentito solo dal Classico
nelle cui aule si cominciava a forgiare quella che poi sarebbe stata l’elite del Paese; ricordiamo che la frequenza a quella scuola fino a quel momento era appannaggio esclusivo dei maschi.
La presenza di gonnelle in aule sui cui banchi s’erano assisi solo pantaloni, era il riconoscimento del nuovo ruolo che le vicende della guerra avevano disegnato per le femmine. Chiamate a sostituire nelle attività lavorative gli uomini impegnati al fronte, le donne adesso reclamano una diversa funzione sociale. A legittimare la richiesta erano le loro risposte fornite nel momento del bisogno.
La Grande guerra, per essere stata di fatto la prima guerra “totale”, aveva liberato energie che fino ad allora erano state compresse: dalla partecipazione delle masse che a livello politico imposero forme della partecipazione fino ad allora impensabili, ad, appunto, una definizione della donna e delle sue relazioni.
Tanto significò la possibilità che le ragazze si iscrivessero al Classico. Certo, questo non rappresentò la parità ed il fascismo, che fu periodo di forte compressione dei consumi, avrebbe presto relegato nuovamente la donna nella cucina. Ancora oggi, né serve dirlo, registriamo non indifferenti disparità nella relazioni fra i sessi, ma nel ‘19 la possibilità di poter varcare la porta che s’erano sempre vista chiudere in faccia, fu, tuttavia, un bel passo in avanti.

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