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Lettere dal fronte

di Alberto Scaramuccia

Lettere dal fronte

- Alla mobilitazione psicologica degli Spezzini per la guerra concorrono le lettere che i combattenti della Sprugola inviano «dalla fronte» a casa. Le riproducono gli antichi periodici dell'epoca in una rubrica che ospita le voci che arrivano dalla linea del fuoco. Trasudano tutte entusiastico patriottismo, né ci trovi una parola che non sia di adesione incondizionata alla guerra.
Un soldatino scrive alla mamma di non essere in pena: sta bene, gli toccasse la morte, sarà per la gloria della Patria. Queste parole oggi possono farci sorridere, ma quante volte, magari quando si era più giovani, abbiamo pronunziato frasi che non tenevano nel giusto conto l'importanza della vita!
Fra quelli che scrivono c'è anche l'onorevole De Ambris, leader dei sindacalisti rivoluzionari, originario di Licciana, cugino di Formentini. Partito volontario con il grado di sottotenente di artiglieria e ora se ne sta su una vetta alpina. È intento a cannoneggiarsi con gli Austriaci dall'altra parte, ma gli shrapnels non gli minano il buon umore e neppure l'appetito visto che afferma nella lettera agli amici spezzini che le bombe non diminuiscono la sua fame.
Ma ci sono lettere anche di altro tipo. Corradetti, repubblicano intransigente, dirigente sindacale, ne riceve un paio che fa pubblicare sul Corriere della Spezia. La testata non gli è proprio amica, ma se l'obiettivo è comune si fa presto a passare sopra alle divergenze dottrinarie.
Una lettera è notevole. La invia dalla trincea dove sta facendo la guardia Adolfo Fanelli, un anarchico spezzino che è partito volontario. La lettera è datata 20 settembre, data notevole: è l'anniversario della breccia di Porta Pia. Fanelli è di sentinella alla batteria su un monte di cui si tace il nome per motivi di censura. Il volto gelido gli sferza il volto che immaginiamo imbacuccato in una spessa sciarpa. L'anarchico pensa a 45 anni prima quando il popolo era andato alla riscossa contro il potere, allora del Papa, e lo paragona alla situazione che vive, con i popoli che si battono «per progredire civilmente e moralmente». Pure per questo si era interventisti. Fanelli, però, non dimentica «gli adoratori delle forme nude, scheletriche» che non vedono quello che accade, che non sentono la situazione in movimento. La critica alla linea anarchica, a quello che Binazzi pubblica alla Spezia su “Il Libertario” è davvero pesante. L'anarchia si richiudeva su se stessa senza confrontarsi con il resto del movimento operaio. Produceva belle parole, ma la gente non le capiva più perché erano svuotate di contenuto. In quei momenti bisognava difendere le libertà civili che soprattutto i Tedeschi minacciavano con la loro avanzata che non rispettava le popolazioni civili, né osservava i trattati. Era logico che a sinistra ci si interrogasse su quale sarebbe stato il futuro se Berlino avesse prevalso, su quanta agibilità politica sarebbe rimasta. Era dilemma angosciante per l'intera sinistra europea, molta della quale muta opinione di fronte alla guerra.

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