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Mazzini scende in campo per difendere la memoria del Prione

di Alberto Scaramuccia

Una storia spezzina
Mazzini scende in campo per difendere la memoria del Prione

- Il Consiglio Comunale nel giugno del 1894 vorrebbe ribattezzare via Prione per intitolarla a Giovanni Nicotera che era appena deceduto. Costui era un patriota catturato nel corso della spedizione di Sapri del 1857 che aveva languito nel carcere di Favignana fino a quando non venne liberato nel ’60. Era anche stato tre volte Ministro dell’Interno in altrettanti Governi della Destra storica.
Nicotera era una figura popolare da ‘ste parti perché nella prigione borbonica l’aveva assistito la marchesa lericina Odile Botti Poggi che con lui curava il figlio Gaetano, suo compagno di cella.
La proposta offre il destro a Ubaldo Mazzini per comporre un articoletto che fa la storia dell’antica via.
Nettamente contrario ad ogni genere di ribattezzamento, l’Ubaldo ricorda quasi con orrore le intitolazioni operate dopo l’inaugurazione dell’Arsenale che mutò il nome di molte strade. Quale esempio, cito la via San Carlo (per la chiesa omonima), divenuta via del Teatro (per la piccola arena fattavi) per essere infine chiamata via Sapri: i tempi volevano che anche la toponomastica stradale alimentasse nei cittadini amor di patria e aspirazione risorgimentale. Del resto, dopo il ‘45, quante vie hanno cambiato un nome troppo compromesso con il passato regime!
Ma se anche si cambia nome, dice Mazzini, si ricorderà sempre quello nome antico. Almeno fino all’arrivo di una nuova generazione, chioso io: in casa si diceva via Duca di Genova, via Maria Adelaide, viale Margherita e viale Savoia. Oggi dire questi nomi disorienterebbe chi è abituato a chiamare quelle strade Rosselli, Gramsci, Ferrari e Amendola.
L’occasione serve a Mazzini per fare un po’ di filologia e di storia patria, cioè cittadina.
Chiarisce che prione vuol dire pietrone, il grande sasso che nelle antiche città (era la pietra arringatore) serviva da palco per gli oratori nei discorsi pubblici ed ai banditori per divulgare le decisioni assunte dalle Autorità.
Il Prione alla Spezia era utilizzato anche per punire i debitori falliti: sul sasso venivano fatti salire almeno tre volte ed ogni volta il debitore doveva cedere pubblicamente i propri beni pronunziando la formula cedo bonis. Da questa sanzione dice Mazzini deriva il modo ligure di dire dae der cüo en ciapa, che non traduco.
Dove fosse il pietrone non lo sa nemmeno l’Ubaldo.
Si limita ad ipotizzare che la sua collocazione fosse presso la casa che a monte di via Calatafimi fa angolo con via Prione. L’antica costruzione portava in basso una specie di loggetta sormontata da archetti di arenaria che serviva ad uso pubblico e funzionava come albo pretorio del Comune.

ALBERTO SCARAMUCCIA

© RIPRODUZIONE RISERVATA


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