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Nascimbene e il sogno di Spezia capitale

di Alberto Scaramuccia

Una storia spezzina
Nascimbene e il sogno di Spezia capitale

- Con l’avvento dell’Arsenale, è cosa nota, la Spezia muta dal profondo il suo aspetto quale si era consolidato per secoli. Per di più, la città è distesa su un Golfo ampiamente favorito da Madre Natura: protetto dai venti, facile all’approdo, ricco di acqua dolce.
Queste caratteristiche, le naturali e le indotte dal cambiamento, fanno dire a Luigi Nascimbene che la nostra città avrebbe dovuto diventare la capitale dell’Italia unita perché ha anche il pregio di essere “nuova dalle fondazioni”, qualità questa di cui avrebbero risentito più che positivamente commerci ed industrie, oltre che gli interessi nazionali. Inoltre, la centralità sula carta geografica raggiunta grazie al successo nel processo risorgimentale, avrebbe fortemente agevolato le comunicazioni con il resto del Paese, continentale ed insulare.
Chi afferma queste cose non è un visionario, ma un ingegnere architetto originario del Mantovano dov’era nato nel 1801. Insoddisfatto dell’Italia, si trasferisce in Sud America dove lavora accumulando ricchezze e dove conosce Garibaldi di cui diventa appassionato fan. Tornato in Italia, si ferma a Genova continuando a manifestare un fervente patriottismo. Ricchissimo, scompare sessantatreenne.
Ma questo tutto sommato modesto episodio, è solo un curioso aneddoto da raccontare o ci dice qualche cosa di più?
Beh, è quasi un’anticipazione dell’elogio appassionato che più tardi i futuristi avrebbero fatto della Spezia. Anche Nascimbene loda la dinamicità del traffico mercantile che già comincia a manifestarsi. Pure lui come Marinetti, ritiene che la città ha un brillante avvenire davanti a sé proprio in virtù del movimento che s’inizia ad intravedere, prodromo e presagio di un grande futuro. Ovviamente, fra i due corre un quarantennio di distanza e di evoluzione tecnologica. Però, entusiasmo e fiducia sono identici.
Di Nascimbene la cosa che più interessa è che scrive nei primissimi anni Sessanta dell’Ottocento: muore, infatti, nel 1864. L’Arsenale Militare non c’è ancora, si sono appena cominciati gli scavi per la darsena, ma già s’intuisce con abbondante chiarezza che cosa si nasconde dietro l’angolo.
Certo, l’affermazione della Spezia capitale può sembrare ingenuamente fantasiosa, ma, pur nell’apparente sprovvedutezza, ci rivela quali aspettative avesse suscitato l’arrivo dello stabilimento con i giri di bitta. Anche se dell’impianto si erano appena cominciate a gettare le fondamenta, la fiducia nello sviluppo che l’Arsenale avrebbe creato, era ampiamente diffusa e non era davvero poca cosa.

(L’immagine riproduce il busto di Nascimbene. Conservato nella Biblioteca dell’Università di Pavia, è la sua unica memoria iconica)

ALBERTO SCARAMUCCIA

© RIPRODUZIONE RISERVATA


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