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Nissadüa: ammaccatura, contusione, ma anche gelone

di Alberto Scaramuccia

Una storia spezzina
Nissadüa: ammaccatura, contusione, ma anche gelone

- Ho già detto più volte su questa rubrica che tutti gli immigrati che vennero sulle sponde del Golfo richiamati dai tanti posti di lavoro che l’industrializzazione cominciata con l’Arsenale produceva, influirono anche sul linguaggio che si parlava da queste parti. In breve l’antico dialetto si contaminò a contatto con le nuove parlate immesse dalle migliaia di nuovi venuti e di qualche cambiamento ho già scritto.
Oggi, però, voglio dire di una parola spezzinissima attestata nella sua più genuina autenticità proprio dal profeta del vernacolo locale: Ubaldo Mazzini al secolo Gamin.
Succede che nel 1892 cambia il Sottoprefetto ed arriva Buganza, un veneto. Massima carica civile del territorio rappresentando il Governo nel Circondario, è la seconda in assoluto dopo il Vice Ammiraglio che è a capo del Dipartimento marittimo. Il Sottoprefetto è, dunque, una persona di tutto rispetto ma a quello scavezzacollo di Gamin non pare bello lasciarsi scappare l’occasione di farsi beffe anche di un personaggio talmente importante.
Profittando della pubblicità che in occasione delle politiche Buganza fa a favore di Giobatta Paita che non rientra proprio nelle simpatie di Gamin, all’istante il nostro ragazzaccio lo ribattezza Nissadüa con la seguente motivazione: buganza in veneto vuole dire gelone che nello spezzino si dice appunto nissadüa. Allora era evidentemente una parola di uso corrente, ma per noi è un termine veramente sconosciuto.
Certo, sconosciuto perché, al di là dell’episodietto che dà la stura alla fantasia maligna dell’Ubaldo che correda l’articoletto con una caricatura spietata del Sottoprefetto, nissadüa nell’accezione di gelone è termine che non rientra fra i lemmi dei dizionari spezzini che lo riportano solamente per i significati di ammaccatura o di contusione. Nissadüa per gelone, che va detto essere termine anche della lingua italiana, non è vocabolo registrato in nessun vocabolario del lessico locale.
Al di là dell’informazione particolare che mai si è sentita sulle sponde del Golfo e che per questo mi sembra opportuno divulgare, credo che valga anche la pena informare in quale testo l’ho ritrovata. Gli aficionados non avranno dubbi nel dire che si tratta di uno degli antichi periodici spezzini e così è.
Quando affermo che quella collezione collocata in Rete è una vera e propria miniera a cielo aperto in cui basta piegarsi per raccogliere pepite, voglio dire che in ogni settore (storia, poesia, in questo caso linguistica) quei giornali sono una fonte insostituibile che è da sciocchi non tenere nella meritata considerazione.

ALBERTO SCARAMUCCIA

© RIPRODUZIONE RISERVATA


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