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Quel Genio di Domenico Chiodo e un San Giuseppe tristissimo

di Alberto Scaramuccia

una storia spezzina
Quel Genio di Domenico Chiodo e un San Giuseppe tristissimo

- Centocinquant’anni fa di questi tempi stava per concludersi la grande avventura dell’Arsenale spezzino, o almeno la sua fase più importante, quella della fondazione che ebbe come culmine l’inaugurazione avvenuta sabato 28 agosto 1869 a mezzodì in punto. I lavori poi continuarono ancora per un bel po’ di tempo: intorno allo stabilimento militare si dovevano costruire le pertinenze e la rete viaria. Inoltre, cosa di non poco conto, l’Arsenale doveva essere dotato di una città che ancora non c’era e che ancora per un po’ non ci fu.
Quello dell’Arsenale nel Golfo della Spezia fu un percorso lungo, iniziato con le idee di Napoleone e continuato nei primi anni Quaranta dell’Ottocento quando il Regno sabaudo iniziò a manifestare propositi arditi che per realizzarsi avevano assolutamente bisogno di una Marina Militare che al tempo il Piemonte non possedeva.

Poi, a complicare il migliore andamento della cosa, ci furono le beghe politiche, le discussioni in Parlamento e proprio quando tutto sembrava deciso e pronto, eccoti che arriva la seconda guerra d’indipendenza che ritarda il programma richiamando al fronte tutti i mezzi di trasporto: i cavalli adoperati per i lavori di scasso e di scarico.
Una volta ritrovato l’equilibrio, l’antico progetto mostra la corda e si mostra superato per la mutata tecnica della guerra sul mare: servivano navi più grandi e maggiore doveva essere di conseguenza lo spazio a disposizione per costruirle.
Fu così che dalla costa occidentale la fabbrica dell’Arsenale venne spostata a San Vito, vicino alla città e lì (22 aprile 1862) si cominciò a scavare per fare posto al mare dove fino ad allora l’unica acqua che si era vista era stata quella dei tanti fiumetti che irroravano la piana occidentale scendendo dalle colline ai loro piedi dove con gli alberi da frutta le piante di ulivo si sprecavano.

Il primo effetto dell’Arsenale fu la modifica del paesaggio. Per tutti quegli scavi dove la ruspa erano soprattutto le braccia (non saprei dire quanti metri cubi furono spalati ma certo furono mega tonnellate) le onde entrarono dove prima si arava, opera di alta ingegneria in cui fu grande Domenico Chiodo, presto elevato al grado di generale del Genio Marina. Le sue capacità furono riconosciute a livello mondiale, una stima che fu purtroppo la causa della morte prematura- Invitato in Egitto, all’inaugurazione del canale di Suez, contrasse una malattia perniciosa che lo portò a soli 47 anni alla tomba e proprio il giorno di San Giuseppe del 1870, un sabato triste per gli Spezzini che, ne sono certo, dimenticarono le bancarelle della loro fiera.

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