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Quella porticina secondaria quasi dimenticata

di Alberto Scaramuccia

Quella porticina secondaria quasi dimenticata

- Nella chiesa di Nostra Signora della Neve, lungo il muro perimetrale che corre lungo la via Napoli, al civico 65, si apre una porta. Credo che ora immetta nel garage che è stato ricavato sottostante, ma ricordo che quand'ero bimbo all'ora dei pasti lì s'affollavano in tanti che le suore rifocillavano. Cose d'altri tempi, si potrà dire, che vediamo però ripetersi anche ai giorni nostri, segno dei periodi non facili che viviamo.
Come che sia, tanto ieri che oggi quella porta di via Napoli è adornata da un complesso marmoreo dalla bella fattura (il gusto è il barocco del Settecento) e dalla lunga storia che Ubaldo Mazzini ci racconta in un piccolo scritto di fine Ottocento.
Va ricordato che l'attuale imponente chiesa deriva da una ben più modesta costruzione che stava ad un centinaio di metri ad ovest di porta Biassa, BankItalia per intenderci. Anche quel piccolo presidio religioso era intitolato alla Madonna della Neve, ma in precedenza la si chiamava più semplicemente della Lagora. La si era costruita, infatti, proprio accanto a quel rivo che non l'aveva risparmiata quando la sua acqua, diventata irosa per la piena delle piogge, tutto aveva travolto fuorché un'immagine della Vergine che la furia devastatrice non toccò. Si gridò al miracolo e crebbe la devozione che eresse a santuario la cappella che s'inseriva così in un piccolo contesto in cui con grande devozione si praticava il culto mariano. Cambiò poi posizione e le diedero il nuovo nome di Nostra Signora della Neve.
La chiesa confinava con il vasto appezzamento dei Campi, una agiata famiglia di possidenti, che vollero porre all'ingresso del cancello che recintava la loro proprietà una Madonnina sbalzata a bassorilievo. È solo il busto della Vergine con in braccio il Bambino, posti al centro di un fregio ripiegato in più parti. Ai lati vedi due grosse stelle e nella parte inferiore un tripudio di angioletti. Sopra, staccato da quella decorazione, sta un cartello svolazzante che reca inciso in latino un versetto tratto dal libro deuterocanonico dell'Ecclesiastico (24,19): Come una bella pianta d'olivo nel campi, evidente allusione alla Madonna, metaforicamente raffigurata nell'albero, ed alla famiglia dei proprietari.
La chiesetta era sorretta da un grosso culto popolare, ma tanta devozione nulla poté contro i cavafanghi, le ruspe dell'epoca, che crearono un invaso di mare dove prima battevano solo il piede e la zappa. La chiesetta sparì come tutte le altre costruzioni che stavano in quella zona dove si fece l'Arsenale e si recuperò il complesso marmoreo dei Campi per utilizzarlo quale prima porta della chiesa che anni dopo si fece lungo via Garibaldi. Quando dopo poco il complesso venne meglio definito ed ingrandito, la Madonna con il Bambino se ne andarono nel braccio laterale per adornare un più ridotto ingresso, quasi di servizio, e pian piano si perse la memoria della sua storia che venne completamente dimenticata fino a che la ricerca non riportò alla luce quel passato qualche anno fa.

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