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Siamo tutti figli dell'arsenale

di Alberto Scaramuccia - Arsenale, 2

Siamo tutti figli dell'arsenale

- (...prosegue)

Un vero problema storiografico, quando si esamina il passato di un territorio è verificare se fra un periodo e l'altro della sua vita si manifestino cambiamenti o se vi sia continuità. Bene, per il prima ed il dopo Arsenale sono convinto che non ci sia stata nessuna persistenza, ma che fu invece rottura totale.
Ho detto la puntata scorsa che con l'Unità, la Spezia muta posizione nella carta geografica assumendo una collocazione centrale e di conseguenza più protetta. Ciò consente che alla Spezia si realizzi l'Arsenale che fa decollare tutto il territorio portando lavoro, richiamando manodopera da ogni dove d'Italia, creando nuove motivazioni.
Dell'esistente si modifica ogni cosa a cominciare dagli abitanti il cui numero decolla aumentando nel ventennio 1861-81 (primi 3 censimenti del Regno) ben del 173% per tutti i lavori che si fanno e si stanno per fare ché l'Arsenale è volano per lo sviluppo, serve manodopera. L'indigena e la vicina non ce la fanno a soddisfare il fabbisogno ed è così tutto un accorrere di personale, dal manovale allo specializzato, da ogni regione d'Italia, che qua trova quella possibilità di lavorare, e di vivere, di cui non godeva a casa propria. Portano con sé usi, costumi, idiomi che sono differenti dall'esistente e che si mescolano dando vita ad un ensemble del tutto differente da quello che per secoli aveva popolato le coste del Golfo. Soprattutto, si incrociano fra di loro dando vita ad una nuova umanità che presenta caratteristiche proprio diverse rispetto alla precedente che aveva abitato il territorio, a cominciare dal linguaggio: le parlate immigrate sgomitando acquistano spazio ai danni dell'idioma usato in precedenza tanto che questo pian piano si dissolve nel calderone dell'incessante flusso migratorio.
Ma, soprattutto, questa nuova popolazione s'intreccia senza rispettare i nuclei d'origine dando vita ad un nuovo aggregato umano frutto degli apporti di più culture: venute a contatto per l'emigrazione, si mescolano originando una popolazione originale. Se il formarsi di una coppia è spesso frutto della casualità di un incontro, fu la causalità (si scusi il fin troppo facile gioco di parole) dettata dal bisogno di trovare lavoro, che determinò l'unione di tutti quei migranti che, venuti da contrade diverse, si mischiarono fra di loro e con i nativi.
Sarebbe davvero bello esaminare il DNA degli Spezzini, o almeno di un campione consistente. Troveremmo, ne sono certo, tracce degli antichi abitanti pre-arsenale, ma anche i segni di eredità altrettanto lontane nel tempo e soprattutto distanti nello spazio.
Io, nipote di quattro nonni di altrettante regioni, sono solo un esempio della nuova “razza” perché questa mia situazione è comune almeno alla stragrande maggioranza degli Spezzini che nella causalità imposta dall'Arsenale trovano la loro origine. Non ci fosse stato, i miei nonni non si sarebbero incontrati, i miei genitori non sarebbero mai nati e così io, i figlioli, i nipoti. Siamo tutti figli dell'Arsenale.

(continua...)

© RIPRODUZIONE RISERVATA


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