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Una Pasqua meno allegra delle altre

di Alberto Scaramuccia

Una Pasqua meno allegra delle altre

Val di Magra - Cento anni fa Pasqua cadde il 4, un giorno in anticipo rispetto a oggi. La situazione allora era quella che era: il cannone rombava incessante sopra le trincee che scavavano l'Europa dove, a cominciare da solo qualche giorno dopo. Ci si sarebbe abituati anche a respirare i gas asfissianti. L'Italia manteneva la sua neutralità ed estranea al conflitto sarebbe rimasta ancora per una cinquantina di giorni, fino al fatidico 24 maggio, ma da tempo qua alla Spezia si respirava l'aria pesante della guerra. Per questo la Pasqua di un secolo fa non la si passò nell'allegria e nella spensieratezza che caratterizzano da sempre la festa. Anche se si va alla tradizionale gita fuori porta, sui colli o magari dall'altro versante verso la Madonna dell'Olmo, c'è la consapevolezza triste del momento e soprattutto di quanto può succedere, c'è la paura che il contagio della guerra si espanda ed appesti la Penisola. Il tono della stampa locale non è certo dei più felici, né potrebbe essere diversamente: dalla commemorazione, anche di maniera, della festività pasquale, traspaiono in maniera netta i sentimenti che ci sono sotto.
La testata cattolica “Il Popolo” ricorda il miracolo della resurrezione, ma non può tacere che in un momento che dovrebbe essere di allegrezza, l'umanità, invece, “si accanisce in una lotta sanguinosa”.
La “Gazzetta”, che è giornale meno legato alla Chiesa, ricorda che in questa giornata si celebra Cristo risorto, ma contemporaneamente si augura che “la Patria possa risorgere con l'acquisto di Trento e Trieste”. Questo è un settimanale che non ama l'intervento ed a questa convinzione rimarrà fedele fin quasi all'ultimo, ma la sua matrice risorgimentale si manifesta anche quando l'articolo affronta la diversa materia della Pasqua. Le due nominate sono città, spiega la Gazzetta quasi a giustificare l'intromissione profana nell'argomento sacro, che appartengono all'Italia “per gli elementi etnici di razza e di lingua, come per tradizione storica”.
In questo modo, tuttavia, si consegue anche un altro scopo: preparare l'opinione pubblica all'idea che si possa entrare in guerra fornendo una giustificata motivazione ideologica alla scelta di campo che scattò il 24 maggio.
Ma la Gazzetta è anche giornale che s'interessa, e non poco, alla politica cittadina e per questo nello stesso articolo sulla Pasqua, formula anche l'auspicio che pure la città possa risorgere.
Il Sindaco era Sindico; pareva portasse scritta nel cognome la carica che ricopriva, ma l'autorità competente stava per decretarne l'incompatibilità. Sindico era medico dell'ospedale civile e sulla sua poltrona di Primo Cittadino per conflitto d'interessi non può restare accomodato. Così, il giornale tenta un toto-sindaco ante litteram immaginando quale sarà il nuovo cavallo sulla cui sella dovrà cavalcare la Spezia. Fra le righe del giornale compare una ridda di possibili candidati, ma alla fine, a luglio, sarà il dottor Luigi Piola a spuntarla sugli altri pretendenti al trono. Lo vedremo.

PS: oggi troverete belle sorprese nelle uova; ne sono certo. Buona giornata di Pasqua!

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