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Una statua per Wagner, un'idea che viene da un lontano passato

di Alberto Scaramuccia

Una storia spezzina
Una statua per Wagner, un'idea che viene da un lontano passato

- A Natale del 1916, in piena Grande Guerra, nella sede della Croce Rossa si fa festa per i feriti e si suonano musiche, ma dal repertorio sono tassativamente esclusi gli autori germanici contro cui l’Italia stava combattendo. Per identico motivo due anni prima, quando l’Italia era ancora neutrale, si era annullato il progetto di dedicare un monumento a Richard Wagner. Le circostanze non lo permettevano, la statua sarebbe suonata come un gesto di simpatia verso la Germania che, sebbene fossimo alleati, non godeva di molta popolarità nel Paese.
Tuttavia, più che le implicazioni politiche in città soprattutto desta scandalo l’idea di collocare la scultura nella “vecchia Croce di Malta” di via Principe Amedeo, (oggi la strada è intitolata a don Minzoni e l’edificio è sede della Fondazione). Nell’antico albergo, infatti, il compositore tedesco non soggiornò mai perché quando venne alla Spezia, l’hotel era tutto occupato dalla famiglia reale dei Savoia e dalla corte scesi nel Golfo per far riprendere la Regina dalle fatiche dei numerosi parti e prendere i bagni. Era l’estate del 1853 e Wagner si dovette accontentare di un albergo di via Prione. Forse, come qualche studioso asserisce, era quello ricavato dal palazzo della nobile famiglia dei Doria Pamphili, angolo via Sapri, ma tante sono le ipotesi al proposito. Comunque sul palazzo (civico 45) è apposta una targa commemorativa del soggiorno del musicista.
Del soggiorno alla Spezia Wagner dice in una lettera indirizzata alla moglie Minna.
È arrivato esaurito da un viaggio faticoso e la sistemazione che ha trovato non l’accontenta perché è in una “strada angusta e fragorosa”. Neppure le visite ai dintorni ancorché siano belli, lo rimettono a posto e lui giace disteso sul letto chiedendosi per quale motivo sia alla Spezia.
Quando riesce ad addormentarsi, è svegliato di soprassalto da un suono che diventa un motivo persistente che si trasforma in figure melodiche che cambiano continuamente ma senza mai perdere l’intonazione primitiva, l’accordo in mi bemolle maggiore che lo aveva destato. Sono le voci del mare ad avergli interrotto il sonno e contemporaneamente gli suggeriscono come realizzare il preludio dell’Oro del Reno, su cui da tanto stava rimuginando senza però riuscire a dargli forma.
Quando ascoltiamo quel brano dell’immensa tetralogia non dimentichiamo che ha origini spezzine.
Oggi nel piccolo slargo che da via Sforza immette nell’antico campo degli Agostiniani, si scopre un monumento a Richard Wagner: certo una bella iniziativa ma pure un’idea che viene da lontano.

ALBERTO SCARAMUCCIA

© RIPRODUZIONE RISERVATA


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