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Sibilia: "Secondo le nostre stime il 30% dei dilettanti non rinnoverà l'iscrizione"

Alla vigilia dell'atteso Consiglio Federale torna a parlare il presidente della Lega Nazionale Dilettanti. "Per i Dilettanti il protocollo è irricevibile!"

Sibilia: "Secondo le nostre stime il 30% dei dilettanti non rinnoverà l'iscrizione"

In un'intervista rilasciata a Il Mattino il presidente della Lega Nazionale Dilettanti Cosimo Sibilia è tornato a parlare facendo il punto della situazione alla vigilia di quel Consiglio federale che può lasciare il segno all'organizzazione del calcio nazionale e indicare una via per il Consiglio Federale della LND che si svolgerà due giorni dopo quello del calcio italiano.

«Siamo partiti quasi tre anni fa appoggiando Gravina con le intenzioni di fare le riforme e questo ultimo decreto Conte ci dà la possibilità di intervenire. Sono troppe 100 squadre professionistiche. Ed è evidente che abbiamo una occasione unica». - esordisce Sibilia parlando del numero di squadre del calcio professionistico e della ventilata riduzione del format in questa estate che sarà sicuramente molto travagliata per varie decisioni che verranno preso - «Non dovrebbero esserci più di sessanta squadre professionistiche. Ed è evidente che siamo alla vigilia di una ecatombe causata dal Coronavirus che avrà conseguenza gravissime soprattutto sul calcio minore. Stimiamo che almeno il 30 per cento dei club Dilettanti non potrà iscriversi. Ma credo che la Lega Pro e anche la serie B avranno grossi problemi, E anche qualche club di A pagherà un prezzo amaro».

Per quanto concerne la proposta di un format con la Serie B B allargata a 40 squadre e la scomparsa della Lega Pro: «È una soluzione, certo, quella dei due gironi per la serie B ma ce ne sono anche altre. La questione fondamentale è che ora c’è da riformare il calcio italiano. E bisogna farlo. Perché non reggiamo più un sistema da 100 squadre professionistiche. Un sistema dove una squadra di Lega Pro ha le stesse incombenze fiscali della Juventus».

Infine una disamina sul protocollo medico attuato e la difficoltà di metterlo in pratica nei dilettanti: «Questo è un protocollo che persino le società più importanti fanno fatica ad attuare. Per noi è irricevibile. Qui non si tratta solo di non poter sostenere i costi dei tamponi o di un ritiro chiuso, ma ci sono questioni di ogni genere che non sono risolvibili».

G.L.

© RIPRODUZIONE RISERVATA


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