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A tu per tu con Luca Ravecca, tecnico della formazione Under 19 del Don Bosco Spezia Calcio

A tu per tu con Luca Ravecca, tecnico della formazione Under 19 del Don Bosco Spezia Calcio

La Spezia - Terminata la stagione regolamentare del campionato regionale Under 19, dove il suo Don Bosco Spezia Calcio è stato sicuramente la squadra rivelazione, abbiamo incontrato nella nostra virtuale sala stampa il tecnico Luca Ravecca, con il quale abbiamo fatto una lunga chiacchierata nella quale sono stati affrontati degli interessanti argomenti

E' stata la prima stagione nel Don Bosco Spezia ed un ritorno alla categoria Juniores, come ti sei trovato in questa Società'?
“Sono stato introdotto al Don Bosco Spezia dal mio amico David Papadophulli, che mi ha ritenuto la figura adatta per riorganizzare la categoria Juniores. Nei precedenti campionati Juniores d'Elitè, il club salesiano, è sempre retrocesso, quindi la nuova dirigenza mi ha chiesto un'opera di restaurazione radicale per mantenere stabilmente questa categoria. Col presidente Crovara, Franceschini e i dirigenti Rege Cambrin, Menconi e Massini ho stabilito subito un buon rapporto perchè sono persone appassionate e discrete, di quelle che non ti fanno mai mancare nulla rimanendo dietro le quinte. Devo ringraziare di cuore il direttore Galli perchè io sono un allenatore molto meticoloso e professionale e spesso ciò viene superficialmente mal interpretato, ma lui e' sempre stato molto paziente, disponibile e serio. Spero di averlo ripagato”.

Quali obiettivi può' raggiungere questa Società'?
“Il Don Bosco ha in quasi tutte le annate organici molto competitivi, che permettono agli allenatori di lavorare bene. Quindi per fare il salto di qualità' deve alzare l'asticella della professionalità' e dell'organizzazione generale dandosi una struttura societaria efficace e stabile. In questo modo può' davvero diventare un vero punto di riferimento nel calcio a La Spezia”.

Nella stagione appena conclusa avete sfiorato la qualificazione alla fase finale, qualche rammarico?
Rammarico solo se partiamo dalla fine, ma da addetti ai lavori dobbiamo partire dall'inizio:
Questa stagione per noi era una sorta di anno zero perchè bisognava fondere gli juniores 2000/1999, che l'anno scorso avevano vinto il campionato Provinciale, con i tanti giocatori 2001, che avevano ben figurato nel campionato allievi regionali con Bucchi. Abbiamo avuto la possibilità di contare su una rosa con più di 26 giocatori a cui abbiamo voluto dare la possibilità' di mettersi in gioco con metodi di lavoro e di gestione diversi e che quindi hanno avuto bisogno di tempo per essere assimilati. A causa di ciò' abbiamo stentato all'inizio ma poi abbiamo intrapreso una marcia regolare che ci ha portato già sotto Natale in posizioni tranquille. Nel girone di ritorno siamo partiti forte arrivando imbattuti a due giornate dalla fine ma sempre a ridosso delle prime che, nonostante avessimo sconfitto, hanno avuto qualcosa in più. E' un dato di fatto positivo che il nostro rendimento sia stato uguale identico sia in casa che in trasferta. Quindi da neopromossi abbiamo terminato la stagione al quarto posto con 50 punti, primi delle spezzine, e con il nostro Grisolia Baracco capocannoniere, ma sopratutto con un telaio collaudato nel gioco e nell' organizzazione che, questo si, potrà' aspirare il prossimo anno ad essere protagonista fin da subito, a prescindere da chi sarà' l'allenatore, con elementi da inserire nella rosa della prima squadra.

Ormai sono passati circa quindici anni da quando hai cominciato ad allenare, e per lo più' sempre nei settori giovanili. Come sono cambiati i giovani da allora?
“I giovani rispecchiano l'andamento della famiglia e della società' in cui viviamo. Sono spesso fragili e superficiali, sopratutto poco propensi alle regole ed al sacrificio. In realtà' spesso e' una maschera che cela tutt'altro. Con molto dialogo e attenzioni si possono ottenere buoni risultati. Certo e' un lavoro durissimo e spesso ingrato, che non tutti hanno pazienza o voglia di fare e chi lo fa si ritrova spesso isolato perché' e' proprio la società' in cui viviamo la prima che non rispetta le regole, che invita alle scorciatoie”.

Come mai non hai mai fatto un pensierino alle prime squadre?
“E' una domanda che mi pongono spesso, ma a me piace creare e sperimentare in libertà' mettendomi sempre in gioco, per cui i giovani sono la materia prima ideale.
Magari in futuro, prima di smettere, mi piacerebbe allenare una squadra di categoria con tutti i ragazzi che ho allenato in passato. Sarebbe bellissimo.”

Siamo giunti al termine di questa intervista virtuale, vuoi salutare qualcuno?
“Grazie a te e a Calciospezzino per questa gentile opportunità'. Approfitto per salutare l'Avv. Rondini e il rag. De Lucchi, due grandi professionisti nello sport e punto di riferimento per me, poi i mister Oggiano della Caperanese e Canepa del Magra Azzurri, molto professionali e disponibili. Nel calcio giovanile dilettantistico si tende a dare visibilità' solo a chi vince ed io invece voglio ricordare e salutare anche tutti i colleghi allenatori che assieme ai loro staff e dirigenti lavorano in maniera seria e professionale spesso in condizioni precarie, con rose ridotte, scarse risorse ed altri mille problemi e che quindi non riescono ad avere la pubblicità' che meritano. A questi, mi piacerebbe che tu Juri , che curi con passione questo sito, potessi dare più' spazio magari con rubriche dedicate”.

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