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Il rilancio delle grandi opere e il ruolo di Salini

È importante individuare una realtà che abbia le capacità di investimento per sfidare i colossi esteri, garantendo modernizzazione e sviluppo del Paese

Il rilancio delle grandi opere e il ruolo di Salini

- La ricostruzione del viadotto Polcevera a Genova, il ponte crollato la scorsa estate causando 43 vittime, è diventata simbolo della capacità di realizzare per la prima volta nel nostro Paese infrastrutture nuove, costruite in tempi brevi, nella piena trasparenza burocratica e con caratteristiche altamente tecnologiche e di tutela ambientale.

Metafora delle necessità, il nuovo viadotto dovrà essere un'eccellenza nel settore grandi opere italiano. Settore che nonostante garantisca un milione di posti di lavoro producendo l'8% del Pil, ha bisogno di nuove strategie di sviluppo che sappiano superare quelle debolezze strutturali di cui ancora soffre e che vanno dalla farraginosità delle procedure per le gare d'appalto alle scarse risorse pubbliche per gli investimenti. Tutto ciò ha messo in crisi imprese importanti come Astaldi, Condotte, Trevi, Grandi Lavori Fincosit e Cmc. Sul panorama nazionale soltanto Salini Impregilo può ancora vantare un ottimo stato di salute che deriva soprattutto dalla forte crescita all'estero, dagli Stati Uniti all'Australia.

Del resto, oggi la proiezione sui mercati internazionali (dove nel prossimo triennio sono previsti lavori per 600 miliardi di euro), è diventata un obbligo. Tuttavia per battere la concorrenza delle imprese straniere, che detengono fatturati, patrimonializzazione e facilità di accesso al mercato dei capitali decisamente maggiori, il supporto del sistema-Paese.

La sfida dunque è su due fronti, in Italia e all'estero, ma una sola può essere la soluzione: individuare un operatore di grandi dimensioni che consolidi le diverse imprese, singolarmente troppo deboli.

Analizzando lo stato di benessere delle aziende italiane, emerge che il catalizzatore non può che essere Salini Impregilo, numero uno in Italia con un giro d'affari di 6,5 miliardi di euro, che potrebbero almeno raddoppiare. Il gruppo avrebbe sicuramente capacità di investimento economico, competenze, talenti e efficienza atte a competere con i colossi internazionali, garantendo al tempo stesso un forte impegno per la modernizzazione e lo sviluppo del Paese.

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